Sul tema caldo della tragedia di Crans Montana, come accadde ai tempi della pandemia, prevale nel mondo dell’informazione e della politica un fronte piuttosto compatto, determinando una sorta di preoccupante interazione forcaiola che tende ad auto alimentarsi.
Questo quadro desolante, che riguarda molti altri casi di cronaca giudiziaria, riemerge quel particolare aspetto rimosso della psicologia di massa, a lungo studiato nel corso del ‘900, il quale rappresenta uno dei fondamenti del cristianesimo e le cui radici affondano nella notte dei tempi. Mi riferisco al meccanismo catartico basato sulla ricerca di un capro espiatorio, in questo caso un colpevole, o presunto tale, da mettere alla gogna ed al quale attribuire ogni forma di mostruosità umana.
Tutto ciò, ricelebrando l’antichissimo rito collettivo del capro espiatorio, ci dà un senso di purificazione, in quanto il paragonarci con il “mostro” di turno sbattuto in prima pagina, oltre a darci l’illusione di essere fatti di ben altra pasta, ci rassicura, consentendoci di mantenere ben nascosto quell’ancestrale aspetto che l’uomo ha rimosso da innumerevole tempo: la componente animalesca di una specie molto aggressiva, forse la più aggressiva tra tutte, che è ancora ben presente nelle profondità della nostra psiche.
Ebbene, a mio parere, è per questo motivo che gran parte dei nostri concittadini, anche di fronte ad un semplice avviso di garanzia, sono più inclini alle lusinghe di chi utilizza il colpevolismo come uno strumento per creare consensi o per accrescere i propri ascolti, piuttosto che attendere gli esiti di una indagine o di un processo.
Leggi anche:
- Crans-Montana, manette e applausi: addio al diritto
- Crans Montana, critichiamo le indagini non la scarcerazione
Tant’è che, e non mi riferisco solo alla coppia che gestiva il Costellation, assistiamo a molti talk show nei quali persino illustri avvocati si sbizzarriscono nel fare a gara a chi riesce a trovare il maggior numero di addebiti penali da appioppare al “mostro” di turno. Spuntano come funghi i più truci moventi e le più inquietanti analisi personologiche sui colpevoli o presunti tali.
A tale proposito, basta ricordare il linciaggio morale subito per anni da Alberto Stasi, che alcuni inquietanti personaggi televisivi ancora portano avanti in questi giorni, dipinto come un freddo e cinico assassino dagli occhi di ghiaccio, dedito alla visione di una pornografia “raccapricciante”.
Leggi anche:
E persino quando c’è un reo confesso l’informazione dell’orrore riesce a creare ulteriori danni collaterali, come nel caso dell’omicidio della povera Federica Torzullo,ad opera del marito Claudio Carlomagno. Un uomo apparentemente tranquillo che, tornando al tema dell’animale rimosso che in tutti noi, si è trasformato in un feroce killer, ma a cui va consentito di potersi difendere senza avvelenare i pozzi del giudizio penale con la martellante e unica demonizzazione che sta caratterizzando gran parte dei citati talk show.
Una demonizzazione che, a mio modesto parere, potrebbe aver contribuito al tragico suicidio dei genitori dell’uomo, i quali non hanno probabilmente retto alla pressione di un circo mediatico che troppe volte assume un volto ancor più mostruoso dei mostri che mette sotto i suoi deformanti riflettori.
Claudio Romiti, 26 gennaio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“


