In quel di Perugia sembra che si sia compiuto, con grande gaudio da parte delle anime belle di una certa sinistra, un altro piccolo passo verso il grande obiettivo del cosiddetto villaggio globale.
Come riporta l’Ansa, la Procura generale del capoluogo umbro toglie dai comunicati in merito agli indagati la relativa nazionalità. Secondo l’agenzia di stampa, non ci dovranno più essere “indicazioni sulle origini dell’indagato nei comunicati dei magistrati dell’Umbria”.
“È fatto divieto di indicare la nazionalità – si legge nel comunicato -, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”. Sempre secondo l’Ansa si tratterebbe di norma varata dal procuratore generale Sergio Sottani.
Ebbene, forse da semplice osservatore delle sciagure italiane non immaginavo neppure lontanamente che i magistrati inquirenti potessero varare “norme”, al massimo ritenevo, evidentemente in modo erroneo, che questi ultimi, anche ai massimi livelli, si limitassero a dare indicazioni ai loro collaboratori (ricordo che nella magistratura non esiste una gerarchia di grado, bensì solo una diversità di funzioni).
“La direttiva – come la definisce più correttamente il quotidiano online umbria24.it – ha suscitato la reazione del segretario della Lega Umbria, Riccardo Augusto Marchetti, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al ministro della Giustizia. Secondo l’esponente leghista, l’esclusione della nazionalità dai comunicati «riduce il livello di trasparenza dell’informazione istituzionale» su un tema come la sicurezza. Marchetti sostiene che la nazionalità rappresenta «un dato oggettivo» e richiama alcune statistiche sulla criminalità per motivare la propria posizione, precisando di non voler «criminalizzare un’intera comunità», ma chiedendo che il Governo chiarisca le ragioni della direttiva.
D’altro canto, nella sua dura presa di posizione l’esponente leghista sostiene che “gli stranieri rappresentano circa il 9% della popolazione residente in Italia, ma costituiscono il 34% della popolazione detenuta. Inoltre, secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono riferibili a cittadini stranieri il 52% delle denunce per rapina, il 50% dei furti, il 44% delle violenze sessuali e il 31% delle violazioni della normativa sugli stupefacenti. Di fronte a questi dati, la risposta delle istituzioni non può essere quella di eliminare un’informazione dai comunicati stampa.”
A questo punto ci manca solo che si obblighi l’ISTAT a eliminare in questi impietosi numeri sulla criminalità la tanto contestata distinzione tra italiani e stranieri. In fondo siamo tutti fratelli.
Claudio Romiti, 13 luglio 2026
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