Il sistema sanitario pubblico italiano, per quanto presenti punte di eccellenza, da solo non basta più: troppe le richieste dei pazienti rispetto alla disponibilità di medici, infermieri, posti letto, tecnici e apparecchiature. I segnali di difficoltà sono chiari: i medici, anche quelli di base, sono sempre più anziani e vanno in pensione senza essere davvero sostituiti dalle nuove leve, i Pronto Soccorso sono in affanno e i posti letto ospedalieri sono appena 3,7 ogni mille abitanti. Questo significa che per assicurare ai cittadini cure di qualità e contrastare il “turismo sanitario”, che costringe tanti cittadini a spostarsi di regione alla ricerca di diagnosi più tempestive, sarebbe opportuno compiere tre passi strategici:
- favorire nella popolazione una ampia cultura della prevenzione,
- dare maggiore spazio alle coperture assicurative private anche nel welfare aziendale;
- valorizzare le polizze “long term care”, che intervengono in caso di non autosufficienza.
Nicolaporro.it ha quindi deciso di proporre questo focus, realizzato in collaborazione con Unipol, per analizzare: l’importanza della prevenzione, le polizze salute e quelle Long Term Care (che intervengono in caso di non autosufficienza dell’assicurato).
Primo passo investire in prevenzione
Iniziamo il nostro viaggio nel diritto alla Salute proprio dalla prevenzione, perché è questa la porta di accesso a un sistema sanitario che voglia essere all’avanguardia in Europa. Il primo a intuirlo è stato il medico modenese Bernardino Ramazzini alla fine del Seicento, ma sebbene siano trascorsi tre secoli ancora fatichiamo a seguire la massima “Prevenire, meglio che curare”. Questa regola tuttavia avrebbe grandi vantaggi sia per lo Stato sia per la collettività, perché non solo rappresenta la modalità migliore per prendersi cura di sé, ma è un valido strumento per contenere l’esplosione dei costi della sanità stessa. Come dimostra il rapporto “Welfare, Italia” 2024 curato dal Gruppo Unipol con The European House Ambrosetti, ogni euro investito in prevenzione genera inoltre un ritorno di 14 euro sull’intera filiera socio-assistenziale del Paese. Insomma la Prevenzione può diventare uno dei motori del Pil.

Pochi i controlli medici periodici
La prevenzione consente infatti di anticipare e ridurre una serie di patologie, con un effetto positivo sui costi complessivi del SSN che libera risorse da impiegare nei grandi interventi e nelle emergenze, spiega Giovanna Gigliotti, amministratore delegato di UniSalute. La teoria stride però purtroppo con la realtà, poiché meno di un italiano su due, per l’esattezza il 41%, si sottopone a controlli regolari. Certamente i costi di alcune prestazioni diagnostiche avanzata non aiutano, ma dall’Osservatorio di UniSalute emerge come i tempi di attesa siano uno dei problemi che ostano alle buone pratiche di prevenzione: quattro intervistati su dieci affermano infatti che sarebbero disposti a effettuare più controlli, se i tempi di attesa si accorciassero, e il 22% se ci fosse maggior disponibilità di date e orari. La prevenzione tuttavia è considerata una prestazione “non essenziale” per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, è cioè Extra LEA, sottolinea Gigliotti ricordando come “senza sintomi non c’è nessun medico di base che possa prescrivere visite specialistiche o esami preventivi”.
Il quadro clinico del Paese peggiora poi a causa della scarsa propensione degli italiani ad assicurarsi, quando invece proprio la sanità integrativa potrebbe risultare determinante come fattore di compensazione per garantire una cura tempestiva ed efficace. Un po’ quello che avviene già con le prestazioni odontoiatriche o fisioterapiche.
Grazie alle polizze check up periodici e su misura
“UniSalute è da sempre stata sensibile ai temi della prevenzione e ha introdotto nelle proprie coperture sanitarie collettive specifici check up suddivisi per età e per genere che comprendono gli esami preventivi delle patologie cardiovascolari e oncologiche più frequenti – aggiunge Gigliotti – i nostri piani di prevenzione sono formulati in pacchetti targettizzati, sia per le polizze collettive comprese nell’offerta dei fondi sanitari collegati ai contratti di lavoro, sia per le polizze individuali-retail che si possono modulare, a seconda degli obiettivi di indagine: sport, odontoiatria, oncologia o prevenzione generica”.
Dal privato un sostegno al Pubblico
“La mutualità è la chiave che rende gestibile il rischio salute e i costi della prevenzione” conclude Gigliotti chiedendo di inserire in modo strutturale i dati raccolti dalla sanità privata con gli esami di prevenzione e diagnostica per esempio nel fascicolo sanitario elettronico degli italiani. Un punto nodale, che si scontra però con i ritardi informatici di molte Regioni. “Privato e pubblico possono darsi una mano per dare vantaggi al cittadino. La sanità privata non compete con quella pubblica, la integra, riducendo costi e pressione sul SSN”, chiosa la manager di Unipol augurandosi alcuni sgravi fiscali per rilanciare il comparto. Per esempio rendendo deducibili le polizze malattie, così come già oggi accade per quella infortuni, e aumentando il pressing sulle aziende affinché aderiscano ai fondi di sanità integrativa”.

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


