Perché una banale pista da sci può stravolgere il Medio Oriente

Decolla tra Siria e Israele il progetto per una stazione sciistica sul Monte Hermon. E a gestirla saranno i drusi

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Ma sì, sciamoci sopra… Se questo progetto diventasse realtà si trasformerebbe in una beatificazione delle teorie economiche prevalenti rispetto anche alla guerra e a ostilità e odi che si trascinano da secoli al ritmo incessante di mortai, missili e Kalashnikov. Sì. Perché il progetto di cui parla il Jerusalem Post citando nomi e cognomi di chi lo sostiene e dandolo non per fattibile, ma per probabile, travalica i confini della realtà passata ma anche di quella presente. Sciatori provetti o principianti da spazzaneve, maestri drusi del locale Sci Club, che si lanciano sulle piste siriane e israeliane del Monte Hermon, travalica anche i confini della fantasia più sfrenata.

Eppure carta canta e il progetto esiste e si arricchisce ogni giorno di nuovi dettagli sino a confermare che la nuova stazione sciistica israelo-siriana destinata a sorgere sui pendii del colosso di arenaria e ghiaccio che nella Bibbia viene indicato come la vedetta nord della Terra Promessa, dovrebbe essere dotato di impianti per una volta non militari da siriani e israeliani ed essere affidato, sembrava una battuta, per davvero alla gestione di ristoranti e baite affidate a Drusi.

Secondo il quotidiano di Gerusalemme una parte sostanziale del lavoro sul progetto è già stata completata. L’iniziativa, sostenuta dall’inviato speciale dell’amministrazione Trump per la Siria, Tom Barrack, e da altri alti funzionari dell’amministrazione, sarebbe gestita in gran parte dalle comunità druse su entrambi i lati del confine e queste comunità si occuperebbero in particolare dei servizi di ospitalità e ristorazione.

Una stazione sciistica binazionale, un po’ come Cervinia e Zermatt, in cui i vocaboli “sparare” e “cannoni” verrebbero accompagnati rigorosamente dalla parola neve, prevedendo sin dall’inizio una dotazione di impianti per l’innevamento artificiale, così da allungare la stagione sciistica su una montagna che, di suo, supera i 2800 metri di altitudine.

Barrack ha confermato che difficilmente si tornerà indietro su un progetto che potrebbe essere definito lo skilift della pace, e che questa iniziativa è fortemente sostenuta dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nell’ambito di un più ampio sforzo americano per facilitare iniziative congiunte tra Damasco e Gerusalemme.

Un’altra proposta attualmente in discussione prevede la creazione di zone industriali nell’area smilitarizzata definita dall’Accordo di separazione delle forze del 1974, firmato dai due Paesi dopo la Guerra del Kippur. E per la prima volta funzionari israeliani e siriani si sono incontrati per parlare anche di una collaborazione nel campo dell’agricoltura (chi conosce il Medio Oriente ricorda quanto alla pace fra Giordania e Israele hanno contribuito le serre per la coltivazione delle fragole gestite da cooperative miste israelo-giordane e alimentate con i primi sistemi di coltivazione idroponica), della sanità e dell’energia.

La delegazione israeliana all’incontro comprendeva l’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, il segretario militare del primo ministro e capo designato del Mossad, il gen. di divisione Roman Gofman, e il capo ad interim del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Gil Reich.

Per la Siria erano presenti il ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani e il capo dell’intelligence Hussein Salameh. Gli Stati Uniti erano rappresentati dall’inviato speciale Steve Witkoff, da Jared Kushner e da Barrack, che ricopre anche il ruolo di ambasciatore in Turchia. Ed era la prima volta che Israele e Siria accettano di impegnarsi in discussioni su questioni civili, anziché concentrarsi esclusivamente sugli accordi di sicurezza. Ora manca trovare qualcuno per “tracciare” le piste; per scaramanzia sarebbe da escludere… Tomba la bomba.

Bruno Dardani, 11 gennaio 2026

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