Perdoneranno Hamas per essersi arreso?

Dalla flotilla ai talk show, la coerenza politica lascia il posto allo sciacallaggio morale

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Alla sinistra piazzaiola e da emiciclo, da concerto e da red carpet, da salotto e da sfascio, da sbarco e da sbraco non piace la pace, la millantava ieri e la detesta oggi. Prova ad intestarsela, in modo osceno, stravolgendola, attribuendola alla flotilla ma la realtà è che schiuma di rabbia, le resta in gola, i suoi profeti maledicono, i suoi pretini bestemmiano.

Al Parlamento europeo che ha appena salvato la soldata Salis restano in silenzio, marmorizzati nella delusione. Certi titoli di giornale fanno pena, “Fosse vero” ha titolato il Manifesto per dire non è vero, non può essere vero, è un incubo. E lo è, perché, come detto, questa immane pletora di canterini, guitti, ciarlatani, casinisti, opportunisti, sciacalli, narcisi, teppisti, fannulloni, buonannulla resta completamente priva di sovvenzioni. La pace che per mesi, per anni hanno invocato, attribuendo ogni colpa a Israele, evitando il minimo sospiro contro Hamas, li travolge e li fa impazzire. Non gli importava niente dei bambini palestinesi, sui quali la pensavano come Sinwar, come i capi hamasisti: “Più ne muoiono e più va bene per noi, anche duecentomila, sono solo sacrifici per la nostra rivoluzione”. Albanese, che di Hamas se ne intende, o così lascia credere, una cosa vera, giusta, l’ha pur detta: “Da Hamas parte la rivoluzione globale”.

Il sogno eterno, inconfessabile della sinistra che solo gli ingenui possono ancora distinguere tra moderata e massimalista, tra sanguinaria ed effettivamente pacifista! Il bagno di sangue, il tabula rasa nella strage affidato non più alla lotta di classe ma allo scontro di civiltà, di fedi in funzione antioccidentale, anticapitalista, che a giochi fatti, a trionfo islamico questa sinistra delirante si illude di governare. Non ce n’è uno lì dentro che sia sinceramente sollevato per come si stanno mettendo le cose, che ci speri sul serio: vuoi perché la pace era l’ultimo degli obiettivi e il primo dei disastri per loro, vuoi perché a raggiungerla è stato Trump, l’irresponsabile, il fascista, il guerrafondaio. E adesso che si scoprono le loro carte truccate, si scopre anche che i veri guerrafondai sono loro, che avrebbero preferito il rifornimento permanente di armi dall’Iran e non solo al fine della mattanza continua “dal fiume fino al mare”, il pogrom definitivo, fino all’ultimo ebreo. Ma che spettacolo questo museo degli orrori di facce distorte (anche se riplastificate, vero barbie Gaza?), di occhi di fuori, di faccine del cazzo, di smorfiette penose, di distinguo miserabili, di scuse comuniste e quindi lerce, “La pace è opera nostra, la pace l’hanno fatta Greta e i nostri martiri”, come no, quelli dell’amuchina e della crema solare, i “bitini” e gli affaristi, i coraggio che scappiamo e gli influencer a tariffa, gli armatori delle flotille finanziate dal Qatar, organizzate dai Fratelli Musulmani, che portavano zero aiuti, armi e supporti per gli Hamas, chissà.

Una simile palude di ignobiltà, una tale processione di coscienze tarlate, di morali rancide, di pretesti schifosi oggi è ridotta al lumicino di una speranza infame – e non lo nasconde: che gli accordi saltino, che Hamas non stia ai patti, che gli ostaggi, quelli veri, nei tunnel da due anni, vengano fatti fuori tutti, che insomma succeda qualcosa di abominevole ma utile, di spaventoso ma conveniente, in modo da poter riprendere la lotta continua contro l’umanità, ovviamente scaricandola addosso ai giudei. L’odio comunista non si placa e non si spegne la doppiezza al limite dell’idiozia, lo sciacallaggio sui bambini, l’odio per tutto ciò che è tregua, soluzione, pace. No, io non ci credo, per dire non ci posso, non ci voglio credere, dicono buffoni e provocatori, groupie di Hamas, mascalzoni in tour, farabutte in carriera che ballano sulle flotille e accusano le israeliane di essere deluse perché nessuno le ha violentate (si chiama meccanismo di proiezione).

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Dopo averla esaltata in modo acritico e senza senso, hanno gratificato la 95enne Segre di uguale intensità nel sentimento opposto, le hanno dato dell’ebrea, come fosse un crimine, le hanno detto che essere passata per il lager l’ha resa scema, “non lucida”, l’hanno irrisa (ma subito la vanno “riscoprendo”: il comunista è un miserabile che adatta sempre la propria morale all’aria che tira). Hanno usato i bambini palestinesi per anni, salvo mollarli al loro destino in un silenzio di rabbia e di indifferenza alla notizia della pace. Hanno disprezzato i palestinesi redenti, che non ne potevano più di Hamas e adesso ballano avvolti da bandiere americane. Chissà se perdoneranno Hamas di essersi di fatto arresa, basta che non lo faccia più e soprattutto non consegni gli ostaggi, l’autentico investimento per l’intifada permanente. Sono finiti nel ridicolo con le loro analisi improvvisate, i loro titoli di cartone, le loro militanze invereconde, i loro pretesti maleodoranti. E non gli importa della pace, odiano la pace, tutti, laici, cattolici, ecclesiastici, puttane, giornalisti.

Loro volevano il sangue perenne sul quale surfare da una intervista a un talk, da una cittadinanza onoraria a un video in vestaglietta lamentosa. Fine delle sovvenzioni e Trump, il folle, un Nobel lo meriterebbe solo per questo colossale fuoco artificiale di fegati scoppiati. Eccoli, sono già in cerca di una nuova bugia umanitaria, di un altro pretesto per schizzare il loro odio penoso, inguaribile, che li sfigura, li mostrifica ovvero li rende quelli che sono, che non possono non essere. Quanto gli brucia al culo questa pace in abbozzo, difficile, fragile, appesa a un filo di ragnatela di intenzioni, che vorrebbero abortire a nascere, ancora più dei loro santi luridi, ancora più di Hamas.

Max Del Papa, 10 ottobre 2025

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