Peter Pan al rogo: è un suprematista bianco

Il delirio della biblioteca universitaria che inserisce avvertimenti alle storie per bambini. La loro colpa? Contenere “narrazioni colonialiste” che potrebbero risultare “offensive”

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peter pan suprematista

L’Università di York St John, nel Regno Unito, ha recentemente fatto parlare di sé per un’iniziativa che coinvolge la letteratura infantile. All’interno della sua biblioteca, alcuni classici amatissimi da generazioni di lettori, come “Peter Pan” di J.M. Barrie e “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll, sono stati marchiati con avvisi rivolti ai lettori. Tali avvertenze mirano a segnalare contenuti che potrebbero essere considerati offensivi alla luce delle attuali sensibilità su tematiche razziali e coloniali. Insomma: sarebbero testi pieni di riferimenti da “suprematisti bianchi”.

La collezione che ha implementato queste avvertenze è la Collezione Rees-Williams di Letteratura per l’Infanzia, che contiene circa 3.000 volumi raccolti e custoditi in accesso limitato, frutto di una donazione da parte di un ex bibliotecario dell’università. L’idea sarebbe quella di indurre a una riflessione critica e consapevole sui contenuti di opere che spaziano su un arco temporale di 150 anni e che includono anche le narrazioni avventurose e “esotiche” di autori come Jules Verne.

Nel disclaimer online si legge: “Nei 150 anni di scrittura per bambini rappresentati nella raccolta, c’è una diffusa presenza di narrazioni colonialiste incentrate sulla supremazia bianca e metodi razzisti e orientalisti sia di narrativa immaginaria che storica. In quanto tale, è possibile, se non probabile, che gli elementi consultati dalla raccolta includano linguaggio e immagini visive razziste, e molte persone potrebbero trovare i loro contenuti sconvolgenti e offensivi”.

Storie che per molti sono sinonimo di infanzia, come quelle ambientate nel mondo di Neverland di Peter Pan, secondo alcuni conterrebbero rappresentazioni ora ritenute non solo inappropriate ma offensive. Addirittura secondo l’Università “molte persone potrebbero trovare” i contenuti “sconvolgenti e offensivi”.

Domanda: ma se queste fiabe, con cui sono cresciuti milioni di bambini senza diventare schiavisti, sono da mettere al rogo, perché l’Università in questione non ha organizzato un falò anziché inserire un dislcaimer? Risposta: “Siamo anche impegnati a preservare e fornire accesso alle prove dell’emarginazione razzista e degli stereotipi delle persone attraverso la letteratura per bambini durante questo periodo di tempo – si legge online – Per fare ciò sono necessari apprendimento, riflessione e consultazione continui su come gestire tale collezione, e come tale accogliamo con favore il dialogo e la ricerca sulla collezione”. Ma fateci il piacere.

Franco Lodige, 28 marzo 2024

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