Cin cinico

Pipe gratis per il crack: la sinistra si è fumata il cervello

Il comune di Bologna distribuirà gratuitamente l’oggetto ai tossicodipendenti

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bologna pipa crack

Da oggi la Bologna di Matteo Lepore è la prima città italiana a distribuire gratuitamente pipe per fumare crack. Dei tubetti di alluminio che verranno erogati dal comune ai tossicodipendenti, con l’obiettivo dichiarato della riduzione del danno fisico.

Secondo l’amministrazione di sinistra con questa misura non si incoraggia la tossicodipendenza (ci mancherebbe!) la si “accompagna”, la si “mitiga”, la si rende “più sicura”. È l’arte sottile del progressismo: ribattezzare la resa, capovolgerla con una giravolta in un gesto caritatevole, trasformare la debacle morale e sociale in innovazione benefica. Si dirà certamente che è meglio che i tossici fumino da una pipetta sterile piuttosto che da un pezzo di plastica trovato nei cassonetti. Sicuramente, eppure il paradosso resta: un Comune che dovrebbe combattere la dipendenza la facilita, ne garantisce addirittura un kit. Si prenda nota per aiutare gli alcolisti: perché non distribuire dei calici per evitare che il vinello venga ingollato direttamente dal brik?

Gli amministratori bolognesi difendono la misura con una certa spavalderia accademica. Parlano di dati scientifici, di ricerche internazionali, di aiuto concreto verso gli emarginati, di una finestra che si apre e una mano che si protrae verso di loro. Ma la realtà è che, dietro la patina di lessico tecnico, si cela un impianto profondamente ideologico: l’idea che lo Stato non debba più proporre un modello, un limite, una direzione, ma semplicemente amministrare il degrado. Non c’è più l’aspirazione a redimere, bensì il compito di rendere la caduta più confortevole.

Chiaramente il costo dell’operazione è una cifra irrisoria per il bilancio di un Comune come Bologna. Ma bisogna dire che la politica è fatta di simboli, e questo simbolo pesa come un macigno. Bologna non è più la città delle torri, del cantautorato e dei portici: diventa la città dove l’amministrazione, con tanto di timbro istituzionale, distribuisce accessori per crack. Alla faccia delle famiglie che lottano per salvare i figli dalle dipendenze, alla faccia dei cittadini che vedono i loro quartieri trasformati in degrado a cielo aperto.

I difensori di questa “sperimentazione” ci dicono che il crack è ormai una piaga inarrestabile e che bisogna prenderne atto. È un ragionamento cinicamente realistico, ma che ridotto all’osso equivale a dire che non potendo vincere, almeno si fornisce un materasso per attutire la caduta. E così Bologna diventa un laboratorio sociale in cui l’utopia progressista si capovolge. Non emancipazione, non redenzione, ma consolazione. Non cura, ma palliativo. Non speranza, ma rassegnazione. Un gesto piccolo, ma che segna un passaggio culturale gigantesco: la politica abdica al suo ruolo di guida e si limita a raccogliere i cocci del degrado. La città dell’Alma Mater si è trasformata in piazza pioniera della “pipetta pubblica”. O tempora, o mores!

Alessandro Bonelli, 27 agosto 2025

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