Più libri, più liberi (di censurare). Escludere l’editore “fascista” è da vigliacchi

L'appello di Barbero, Zerocalcare, Foa e tanti altri benpensanti contro la partecipazione (a pagamento) della casa editrice Passaggio al Bosco

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zerocalcare barbero

Più libri meno liberi. Anzi no, più liberi di togliere libertà. Di censurare, discriminare. Chiude in bellezza il mandato triennale della ultra-ortodossa Chiara Valerio a capo della fiera libraria appannaggio della sinistra, una di quelle kermesse tra affari e vanità da cui il PD trae sostegno rinnovando l’eterna lezione gramsciana sull’egemonia culturale. Anche se qui di culturale c’è poco, se mai il solito esercito di egocentrici, immaturi, presenzialisti dai pessimi romanzi commerciali, i disegnini raffazzonati e militanti, le riduzioni teatrali penose. ù

Il solito “chi c’è c’è” che serve a marcare il territorio e a sondare possibili candidature: non ce n’è uno di lontanamente raccomandabile, desiderabile quanto meno da chi si ostina a credere in una tolleranza, un pluralismo delle lettere e delle arti, delle manifestazioni culturali; e questo parterre di firmaioli e di vittimisti incarogniti, malamente invecchiati, ferocemente proiettati all’affermazione di sé non si smentisce mai e non si è smentito ancora una volta. Succede che dall’edizione è stato espunto un editore in odor di neofascismo, Passaggio al bosco, che si era pagato il suo stand ma è stato senza complimenti sbattuto fuori senza trovar cane che gli abbai, all’immancabile grido: via i fascisti dalla “nostra” fiera. Ad aprire le danze il piddino Emanuele Fiano, che le censure le subisce ma non le patisce, vede solo le sue, quelle che riceve lui, le altre, quelle che intraprende, le considera presidio democratico; dopo di lui, la solita bagarre degli Zerocalcare, Scurati, Foa (Anna) Barbero e tutti gli altri, non manca nessuno, nella radiosa tradizione comunista firmaiola ad excludendum e magari ad puntandum, ricordare sempre il commissario Calabresi.

Intendiamoci, senza fare le belle addormentate, chè quelle se mai spettano alla sverginatissime educande di sinistra: Passaggio al bosco è senza riserve un editore di smanie fasciste come lo è uno che si occupa di Leon Degrelle, antisemita, nazionalista e nazionalsocialista: robaccia sul delirante totalitario che piace fortunatamente a pochi (seppure sempre troppi) e certo non a noi, ma il punto non è questo, è che in una sensibilità sedicente pluralista, di gente che tutti i giorni latra alla censura, un editore marginale così lo si poteva benissimo lasciare in mostra con le sue fosche nostalgie: sarebbe stato un esempio non di inclusività, non di tolleranza, ma semplicemente di sicurezza nelle proprie posizioni, di autorevolezza delle proprie ragioni, nella pazienza dei forti. Invece i padroni della fiera hanno detto, mafiosamente: questa è cosa nostra e qui uno così non ci entra.

Come se temessero chi sa che. Antisemita, Degrelle, certo, ma quanti tra i firmaioli escludenti odiano apertamente Israele e fanno propaganda scoperta per Hamas? Solo che bisogna farla secondo i loro presupposti, c’è antisionismo e antisionismo, c’è modo e modo di volere gli ebrei sterminati, non è vero? E gli esempi scoppiettano, eruttano tutti i santi giorni con frasi, uscite pazzesche, ignobili o beceramente provocatorie per tener viva l’attenzione al solito fine ultimo, la candidatura, l’entrata nel Paese dei balocchi. Cari firmaioli di Più libri meno liberi, siamo invasi dalla vostra propaganda pornografica filohamas di cielo di terra e di mare, e la rivendicate e vi rotolate in terra al minimo stormir di critica: allora fatevela finita con “Il progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari, come un’esperienza eroica…”, che vi credete scrittori e avete una prosa da cani drogati; e giù col solito rancido appello “ad aderire a tutti i valori espressi nella Costituzione” che a forza di cavalcarla è diventata la carta più puttana della storia, serve a legittimare ogni porcata, ogni abuso civile, sociale, individuale.

Signori, tra voi c’è gente che chiama gli Hamas resistenti, nuovi partigiani; che sfila coi balordi al grido “dal fiume fino al mare”, che tutti sapete, sappiamo cosa voglia dire; che non si fa scrupolo a trattare la ubiqua Liliana Segre come una vecchia rimbambita, “non più lucida”, dopo averla portata in processione fin che faceva comodo e per tutto ciò che faceva comodo, per la compulsiva mania di discriminare, di escludere tutto ciò che non si prostra al vostro ideologismo bacato si tratti di vaccini, coprifuoco, catastrofismo ambientale, anticapitalismo ztl, servilismo europeo, aderenza alla narrazione del dominio tecnologico. Signore e signori: tra di voi non ce n’è uno rispettabile, ecco la verità. Non più dell’editore fascistoide che, se lo aveste lasciato partecipare, avrebbe curato la sua risicatissima nicchia senza che nessuno se ne avvedesse.

Ma voi siete dei conformisti e come tali dei paurosi, dei vigliacchi: siete a vostra volta dei fascistelli e avevate paura di sentirvi sbottare in faccia il visitatore-tipo, il qualunquista conformista di sinistra: ah che vergogna, ma come avete potuto, proprio qui, a casa nostra, di noi piddini. E contro il partito non si va, non è vero cara Chiara Valerio, amicissima della segretaria del Politburo Lella Schlein? Tra di voi firmaioli, a parte i singoli narcisi, ci stanno case editrici speculari a Passaggio al Bosco, altrettanto militarizzate, rigurgitanti retrospettive epiche dei peggiori farabutti del socialismo reale; ci stanno i revisionisti comunisti, i falsificatori, i divulgatori della pessima sottocultura militante, i negazionisti a tout prix. Forse non volevate concorrenza, ecco tutto. Ma la vostra lista di cento e passa contro uno è il solito esercizio di miseria umana e intellettuale, la stessa che se poi vengono a sfondarla in redazione o in casa editrice frigna ma non fiata, dirotta la colpa, scomoda i fascisti anche se ad assaltarli sono i loro figli, i loro centri sociali, i loro teppisti e terroristi a prato basso, e allora invoca la polizia, ma senza indicare il vero colpevole, lamentando un non meglio precisato squadrismo. Perché tra le vostre vergogne c’è anche questa, di trattare la polizia come sbirraglia fascista, di difendere chi la ammazza, salvo pretenderla subito appena serve, per poi tornare subito a coprirla di merda.

Max Del Papa, 2 dicembre 2025

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