Le nuove previsioni demografiche Istat sulla popolazione italiana residente, le famiglie e le forze di lavoro chiudono un ciclo di strampalate illusioni. Vediamo perché. Dagli attuali 58,9 milioni di residenti, si prospetta di scendere a 55 milioni nel 2050 e a ben 45,8 milioni nel 2080: oltre 13 milioni in meno. Non si tratta di uno scenario nefasto; l’Istituto lo definisce un esito praticamente certo (quantomeno qualora si dovesse procedere lungo questo trend senza tentare contromisure adeguate).
Nel 2025, le nascite sono state pari a 355mila e i decessi 652mila: il saldo tra decessi e nascite ammonta a quasi 300mila individui.
Fino al 2030 secondo l’Istat i nati ogni anno resteranno intorno a 355mila. Il problema grave è che però i decessi continueranno a salire fino a 708mila nel 2030 e tocccheranno addirittura 869mila nel 2058. Il buco nero senza speranza arriverà così a 353mila perdite nel 2030 e a 570mila nel 2059. “In nessun caso”, scrive l’Istat, “le nascite eguaglieranno i decessi”.
C’è poi un altro dato. Per l’Istituto nazionale di statistica nemmeno la tanto decantata immigrazione potrà salvarci: lo studio precisa infatti che il contributo migratorio non compenserà le perdite del saldo naturale, neanche se i flussi dovessero essere più alti.
E mentre qualcuno ancora oggi si ostina a chiedere di accogliere a tutto spiano i “nuovi italiani che ci pagheranno le pensioni”, l’età media nel nostro paese salirà da 46,9 a 52,1 anni entro il 2080; gli over 65 dal 24,7% al 37% nel 2080; la quota 15-64 anni dal 63,4% al 55,3%. E mentre le coppie con figli diminuiscono, i single diventano via via la forma familiare più diffusa.
E allora qui davvero pure la retorica arriva al capolinea. Da anni si ripete che i migranti sono l’elemento imprescindibile per evitare un tracollo demografico e che, alla fin fine, farcire il Paese di “nuovi italiani” equivalga ad attuare una lucida politica della natalità. I fatti stanno dimostrando come questa teoria sia una formula vuota e insopportabilmente inutile. I numeri Istat la smentiscono totalmente: pensare di sostituire un italiano che non nasce con uno straniero che arriva non ricostruisce né la struttura per età, né la continuità culturale, né la tenuta dei territori che si svuotano.
Al nostro paese servono tante nuove famiglie e alla politica spetta attuare delle vere soluzioni per chi vorrebbe essere genitore ma non può per motivi economici. Oggi la cultura della solitudine è trendy eppure, nel crogiolarsi tra le libertà del ventunesimo secolo, talvolta diventa cosa buona e giusta essere anche realisti: se tutti invecchiamo senza una prole, il paese si appropinqua all’estinzione.
Si auspica che dopo questi dati ci si sarà levati di torno per sempre la stupidaggine dell’accoglienza per riempire le culle. Se abbiamo un welfare in grado di dare sostentamento ai migranti che arrivano nel nostro paese e non parlano la nostra lingua eppure sfornano bimbi a ripetizione, vuol dire che potenzialmente avremmo un welfare in grado di sostenere le coppie italiane.
Difatti il punto è parecchio semplice: importare i migranti per tamponare l’emorragia demografica è la scorciatoia di chi non ha il coraggio di rimboccarsi le maniche per cercare di garantire un futuro autentico a questo disgraziato paese.
Alessandro Bonelli, 1 settembre 2026
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