
Pubblichiamo una lettera di Andrea Bernaudo in risposta a Aldo Cazzullo che sul Corriere della Sera se l’è presa con gli italiani che scelgono di spostare la residenza in altri Paesi, tipo in Svizzera, per cercare di pagare meno tasse. “Siamo un popolo che disprezza lo Stato, quindi se stesso; e a questo non c’è rimedio”, ha scritto il giornalista. “Chi si sottrae al fisco — legalmente o meno — è uno che ce l’ha fatta. Poi giustamente ci si lamenta se l’esame urgente viene fissato dopo un anno. Ma l’idea che più tasse si versano, più ci sono medici tecnici infermieri macchinari, e meno tasse si versano meno ce ne sono, non ci entra proprio in testa”.
Caro Cazzullo, lei scambia un fallimento sistemico dello Stato italiano per una colpa morale dei cittadini che se ne difendono e che scappano. Ribalta il tavolo per difendere lo statalismo. Lei parla di Pronto soccorso italiano al collasso e scuole pubbliche in declino come se la causa fosse la “fuga dei ricchi”. Ma l’Italia non è un Paese povero di tasse: è uno dei Paesi che tassa schifosamente e di più al mondo. Eppure la sanità peggiora, i servizi crollano, il debito cresce e le clientele imperano. Dunque il problema non è quanto lo Stato incassa, ma come funziona questo modello balordo.
Funziona male perché è dirigista, inefficiente, permeabile alla corruzione e irresponsabile nella spesa, immondo negli sprechi.
Lei dice: “più tasse, più medici”. È falso! La realtà è sotto gli occhi di tutti: più Stato, più sprechi, più irresponsabilità e medici che scappano.
La Svizzera – che Lei cita come un prete moralizzatore – ha scelto l’opposto del modello italiano: sanità assicurativa, concorrenziale, decentralizzata, con costi sotto controllo e qualità altissima. E soprattutto è questo lei lo sa ma non lo può dire: chi non può permettersi l’assicurazione viene aiutato dallo Stato, in modo mirato, trasparente, senza distruggere il sistema per tutti. Gli indigenti non vengono abbandonati: vengono sostenuti senza trasformare l’intera sanità in un carrozzone pubblico inefficiente da spolpare. E questo ultimo aspetto sotterra tutta l’impostazione del suo sermone statalista, è la contraddizione che Lei evita accuratamente, perché smonta la sua tesi alla radice. In Svizzera lo Stato protegge i deboli senza perseguitare chi produce. Fa quello che deve fare uno Stato che essendo minimo è efficiente.
L’Italia dalla Svizzera può solo imparare.
In Italia lo Stato fallisce nel proteggere i deboli e punisce chi produce, a dispetto della propaganda dei buonisti di sinistra. Lei definisce “osceno” chi se ne va. Osceno, invece, è un sistema – come quello italiano – che pretende fedeltà fiscale in cambio di servizi scadenti, pensioni d’oro, stipendi milionari di amministratori delegati di regime, incertezza del diritto, persecuzione tributaria e pressione fiscale predatoria. Osceno è trasformare la libertà di scelta in una colpa, osceno e immondo è il Leviatano statale italiano e la sua mediocrità, che lei erge a scelta civica.
Quando Lei scrive che “non possiamo contare su di loro”, rivela il punto: per Lei – come per tutti i socialisti – il cittadino esiste per finanziare lo Stato. È esattamente questa mentalità – estrattiva, paternalista, clericale, antieconomica – che ha portato l’Italia al declino e che va combattuta e sconfitta.
Ma quale amore per lo Stato: il suo è collateralismo con un sistema che vive di rendita morale mentre scarica i costi sui contribuenti. Chi lascia l’Italia non disprezza il Paese. Disprezza giustamente un modello che ha dimostrato, numeri alla mano, di non funzionare. E continuare a difenderlo, come fanno Lei e gran parte dei chierici di regime, non può essere ignoranza, non è ingenuità: è complicità, il che è molto più grave ed intollerabile.
Andrea Bernaudo, 14 dicembre 2025
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