Pizzarotti e il pasticcio dei buoni spesa antifascisti

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C’è un sentimento inumano – che va ben oltre l’odio che sostiene di voler combattere – e sconfina nell’insensibilità, non fermandosi neanche di fronte a un paese in ginocchio che piange ogni giorno centinaia di morti e si appresta a vivere l’emergenza socio-economica più grave dal dopoguerra. È il cinismo di chi non conosce pietas neanche in un momento drammatico come quello che l’Italia sta vivendo e, pur di sostenere la propria ideologia, sarebbe disposto a lasciare senza mangiare chi considera un nemico, ancor prima di un essere umano.

Per chi è cresciuto nella rossa Emilia Romagna non stupisce la richiesta del Comune di Parma del vetero grillino e, a quanto pare, neo comunista Pizzarotti, di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo per ottenere i buoni alimentari dedicati ai più bisognosi per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Il sindaco si è scusato parlando di un errore, salvo poi sostenere che si trattasse di una bufala ma la verità è che questo episodio ci racconta una frattura ben più profonda e radicata che ci porta indietro di settant’anni e che sarebbe sbagliato derubricare come un semplice errore amministrativo.

In un momento in cui l’emergenza sanitaria ci impone delle limitazioni alla nostra libertà che accettiamo in nome di un bene superiore che è la salute e il rispetto della vita umana, è necessario però vigilare affinché ciò non si trasformi in un obbligo ad uniformarci a imposizioni che nulla hanno a che fare con la democrazia che si vorrebbe tutelare. Mi spiego meglio. Nel momento in cui si inseriscono dei criteri di carattere politico per concedere dei buoni per un bene primario come il cibo, si evocano le modalità di gestione del potere tipico dei governi non democratici. Oggi è la dichiarazione di antifascismo, domani l’abiura dei valori della destra, dopodomani l’obbligo di accettare l’ideologia di chi ci governa. Chiedete ai cittadini venezuelani oppressi dal governo comunista di Maduro che cosa sono i Comités Locales de Abastecimiento y Producción (CLAP) e come funzionano: cibo in cambio di adesione alle idee del regime.

Non è certamente il caso di Parma ma in questo episodio ci sembra di riscontrare ciò che Pasolini, non certo un intellettuale di destra, definiva il “fascismo degli antifascisti”. Qual è il motivo per inserire una simile richiesta mentre muoiono ogni giorno centinaia di persone e ci sono intere famiglie che hanno difficoltà a comprare da mangiare per i propri figli? Purtroppo temo che una motivazione ci sia e sia di carattere ideologico. Anche se Pizzarotti ha parlato di un errore, in realtà la questione è ben più profonda di una semplice svista amministrativa e testimonia una pervasività del fattore ideologico nel modus operandi e nella mentalità di chi gestisce la macchina amministrativa di molti comuni italiani, in particolare in Emilia Romagna.

Il solo fatto di poter pensare di adottare una misura del genere mentre ci sono persone che hanno perso il lavoro e non sanno come arrivare alla fine del mese, è sintomatico di un’insensibilità che porta a identificare una parte degli italiani, ancor prima che come esseri umani e persone in un momento di fragilità e bisognose d’aiuto, come nemici da odiare. Lo stesso odio che dicono di voler combattere.

Francesco Giubilei, 5 aprile 2020

 

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