Politici finiti nel dimenticatoio - Riccardo Ruggeri
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Politici finiti nel dimenticatoio

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Molti anni fa mi avvicinai allo studio, per puro divertissement, di una nuova forma di marketing avanzato. Era il “marketing politico”, subito diventato una scienza (non fateci caso per i “competenti” tutto ciò che loro conoscono è, per definizione, scienza).

L’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca fu uno dei primi casi (di successo) del nuovo approccio. In sintesi ecco l’idea iniziale: “Progresso tecnologico e digitale” da un lato, “Regresso dei valori”, cioè l’estremizzazione del politicamente corretto dall’altro, avrebbero comportato un modello di leadership atta a favorire una politica veloce, leggera, liquida, in grado di adeguare i suoi tempi tecnici a quelli della società. Il nuovo parametro di riferimento avrebbe dovuto essere la “velocità”, uno stile di vita molto moderno, eccitante, spregiudicato. Slogan: “Il mondo cambia” (dice tutto e niente).

Secondo questa teoria, l’ideologia non serviva più al leader potenziale per essere eletto, anzi era una palla al piede, i valori neppure, men che meno i programmi. I leader dovevano solo parlare, agitarsi, essere sempre connessi, essere social, twittare, mobilitare con ogni mezzo le altrui emozioni, considerare il cittadino come un acquirente da discount, senza neppure più fingere di esserlo da boutique. Allora che fare? Si inventarono una vera e propria relazione emozionale, attraverso un meccanismo di racconti il più possibile condivisi (i colti l’avrebbero chiamato storytelling). La conseguenza era ovvia, necessitava un modello di comunicazione basato su un nuovo paradigma. Eccolo: “Più carichi di aspettative i tuoi elettori, più hai la certezza di essere eletto”. La TV? Sarà sempre meno un media politico (Silvio Berlusconi” è stato l’ultimo esemplare di questa tipologia), anzi potrebbe, in prospettiva, addirittura giocare contro. D’altra parte la frammentazione dei “pubblici” porta automaticamente alla frammentazione dei “canali”, come avviene nel digitale e nei social.

Curiose le conseguenze. L’eccessiva “velocità” nella salita al potere si trasforma, poco dopo l’elezione, in un rapido processo di declino. Ricordiamo tutti il caso di Obama: da un altissimo consenso iniziale, in appena 6 anni (e malgrado li abbia passati da Presidente!) si trasformò in un’anatra zoppa. Imbarazzante la sua uscita di scena, dopo la sconvolgente vittoria di Donald Trump. Eppure, salvo il discorso del Cairo, non aveva fatto errori clamorosi, era rimasto un pensoso intellettuale immerso nell’edera harvardiana. Certo, non sapeva nulla del mondo reale, certo si rivelò inetto come uomo di execution, però non più dei suoi colleghi George Bush e Bill Clinton.

Entrò di diritto nel Pantheon dei leader di quest’epoca: eletti senza particolari meriti, dismessi senza particolari demeriti. Come, ieri, Zapatero, Sarkozy, Monti, come poi Cameron, Holland, Renzi, come sarà prossimamente per Macron, Di Maio, Salvini. Il potere supremo è come l’Air Force One, quando scendi dalla scaletta a fine mandato, non la risali mai più, se non in una bara avvolta da una bandiera a stelle e strisce.

È la logica conseguenza di quest’epoca, assolutamente coerente con la filosofia del Ceo capitalism imposta dai Ceo al cosiddetto mercato, cioè a tutti noi, chiamata “obsolescenza programmata”.

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Alberto Guidi
Alberto Guidi
6 Maggio 2019 13:08

Caro Ruggeri, mi sa che ultimamente ha lavorato troppo. Obama non era affatto bollito alla fine del primo mandato, tant’è vero che è stato rieletto trionfalmente (salvando il mondo da Mc Cain). Il politicamente corretto ha preso dimensioni e diramazioni detestabili (penso al me too ma non solo a quello) ma non è certo identificabile con un regresso dei valori. Anzi. Di che valori parla, di quelli bollati forse? Di valori morali e civili Obama si è fatto paladino. Lasciamo stare se poi li ha portati avanti. Diciamo che ha lavorato col facile. Ma sempre meglio che portare avanti disvalori come sopraffazione violenza irresponsabilità, come sta facendo qualcun altro

ARMANDO TERRAMOCCIA
ARMANDO TERRAMOCCIA
4 Maggio 2019 21:40

Leggo con piacere , quasi in anteprima , gli articoli di Ruggeri sulla pagina di ” Zafferano ” ! Ero inizialmente d’accordo al 100% sulla metafora della scaletta ( una volta sceso non risali ) poi riflettendo e guardandomi intorno vedo che gente come : Prodi , Dalema , Fassino , Casini , Monti , Letta , Berlusconi, e chi più ne ha più ne metta , pur scesi dalla scaletta non hanno mai smesso di incidere ( negativamente ) sulla politica italiana stando dietro le quinte a manovrare i burattini di turno ( antipatico fare nomi , basta seguire gli avvenimenti odierni ) . SIntesi : dopo riflessione condivido solo al 50%.

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
4 Maggio 2019 18:18

Ho seguito tutte le elezioni presidenziali americane dal 1952 in poi e osservai che titte, meno una, seguirono la stessa metodologia. Uso smoderato per la creazione di una immagine per mezzo di tutti i mezzi propagandistici a disposizione ed unfine l’offerta a un pubblico, addomesticato al bombardamento cuotidiano di propaganda commerciale, la scelta di cmprare uno o um’altro prodotto di cui conosce solo l¡immagine.In conclusione gli americani non scelgono una persona ma solo comprano un prodotto che non ha garanzia. Da il caso che l’unico, in tempi recenti, che occupó la presidenza americana senza la grande commedia e spettacolo che tutti abbiamo ripetutamente visto, fu Truman alla morte di colui il cui soprnome era roosevelt minor. E da il caso che da allora é stato il miglior presidente degli Stati Uniti. Tutti gli altri finirono nel dimenticatoio, ma salvarono due volte l’Europa dalla prepotenza tede e poi per anni dalla minaccia comubista. Purtroppo noi siamo stati piccoli e non ci possiamo permettere il lusso di imitare le stoltezze di una superpotenza.

Giacomo
Giacomo
4 Maggio 2019 18:11

Troppa attenzione allo stile, ma questo è tipico dell’autore e ci sta, e troppa poca all’analisi, in questo articolo.

leopard73
leopard73
4 Maggio 2019 17:35

Come possono essere dimenticati con tutti i disastri che hanno combinato partendo non da Monti e cosi via ma da Napolitano in primis che ha tremato con un colpo di stato con il governo Berlusconi eletto dal POPOLO.

FANTUZZI ILARIO
FANTUZZI ILARIO
4 Maggio 2019 16:58

Il problema e’ che non sono finiti nel dimenticatoio i loro disastri:
1- Obama – Siria;
2- Sarkozy – Libia

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