Politico Quotidiano

La sinistra unita solo dall’arcobaleno

Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa litigano su tutto, ma si ritrovano sui diritti Lgbt. Peccato che gli italiani abbiano altre priorità

schlein conte fratoianni Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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C’è una cosa su cui il centrosinistra riesce sempre a ritrovarsi. Non il fisco. Non la sicurezza. Non l’immigrazione. Non il lavoro. Non la politica estera. No: il collante, l’ultimo rifugio identitario, è il mondo Lgbt. Quando tutto il resto divide, ecco che arriva il grande evergreen dei diritti civili, da sventolare come bandiera unitaria in vista delle prossime sfide politiche.

La scena è quella del convegno romano “Verso il 17 maggio: dati, urgenze e prospettive politiche sui temi LGBTQIA+”. Sul palco Elly Schlein, Alessandra Maiorino, Elisabetta Piccolotti, Maria Elena Boschi e Riccardo Magi. Tradotto: pezzi diversi dell’opposizione che su quasi tutto faticano a stare insieme, ma che su questo terreno provano a costruire una piattaforma comune. La segretaria del Pd ha voluto lanciare “un messaggio chiaro”: “Costruire un programma comune sui temi dei diritti LGBTQIA+, della lotta alle discriminazioni e del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali”.

Eccolo, dunque, il programma. O almeno ciò che dovrebbe tenerlo in piedi. Perché mentre il Paese si interroga su stipendi, tasse, bollette, scuola, sanità e sicurezza, il centrosinistra sembra convinto che la priorità nazionale sia ripartire da matrimoni egualitari, famiglie omogenitoriali e legge contro l’omobilesbotransfobia. La Schlein lo dice apertamente: “Siamo qui a prendere impegni molto chiari sul programma con cui ci presenteremo alle italiane e agli italiani”. Gli impegni sono quelli ormai noti: una legge contro l’omobilesbotransfobia, il matrimonio egualitario, il pieno riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali.

Il punto politico è evidente. La sinistra non riesce a produrre una vera unità su un’idea di Paese. Ma prova a ricompattarsi su un’agenda simbolica, identitaria, militante. Una sorta di minimo comun denominatore arcobaleno, buono per tenere insieme partiti, correnti e sensibilità che su tutto il resto litigano o si contraddicono. Schlein rivendica anche il ruolo della politica: “È la politica che deve occuparsi dei diritti civili e non lasciare che siano i tribunali a sopperire a questa mancanza”. Frase legittima, per carità. Ma il problema è un altro: quale politica? Quella che pensa di entrare nelle scuole con l’ennesima proposta calata dall’alto, magari l’ora di diversità, come se i bambini avessero bisogno di lezioni ideologiche più che di matematica, italiano e disciplina?

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Qui casca l’asino. Perché gli italiani possono anche ascoltare tutto, ma difficilmente si faranno abbindolare dall’idea che l’emergenza del Paese sia trasformare la scuola in un laboratorio permanente di educazione alla diversità. La scuola dovrebbe istruire, non rieducare. Dovrebbe formare teste libere, non adeguarle al lessico dell’ultima moda progressista.

Il centrosinistra sembra convinto che basti agitare la bandiera dei diritti per ricostruire un’identità politica. Ma una coalizione non si tiene insieme solo con le battaglie simboliche. E soprattutto non si governa un Paese proponendo agli italiani un’agenda che appare lontanissima dalle loro priorità quotidiane. Alla fine, il messaggio che arriva è semplice: la sinistra non è unita su quasi nulla. Tranne che sull’arcobaleno. Ma non è detto che basti per convincere gli elettori. Anzi.

Franco Lodige, 16 maggio 2026

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