Politico Quotidiano

Addio al mito della tv “equilibrata”: che bastonata per La7, fortino del No

L'Agcom ordina alla tv di Cairo di "riequilibrare" lo spazio offerto ai favorevoli al Referendum. Non ci piace la par condicio, ma almeno non facciano lezioni di giornalismo

formigli gruber gramellini la7 Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La7 e i suoi programmi tv da sempre sbandierano il vessillo dell’onestà intellettuale, di una tv “super partes” che promette informazione equilibrata e libera da condizionamenti. Guai ad accusare di faziosità “Piazza Pulita” o “Otto e Mezzo”: la rete e i suoi giornalisti li dipingono costantemente come arene di dibattito aperto e oggettività da cronisti.

Eppure il comunicato dell’AGCOM di ieri, 4 marzo 2026, delinea una situazione ben diversa. La7 ha dedicato spazi insufficienti al “sì” per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, violando in questo modo le norme sulla par condicio. L’autorità garante ha quindi imposto un riequilibrio, minacciando sanzioni economiche. Questa vicenda non è solo un inciampo, ma rivela l’incoerenza di una rete che da sempre si erge ad essere pura e sopra le parti, mentre in pratica con i suoi programmi favorisce posizioni a lei congeniali. L’unico luogo ove esiste un dibattito e un contraddittorio è il TG condotto da Enrico Mentana, a cui va dato il merito dell’onestà intellettuale.

Sia chiaro: la par condicio lascia il tempo che trova. Un editore e i suoi giornalisti possono scientemente decidere da che parte stare e francamente non è necessario che una tv debba essere un congresso dove le posizioni si equivalgono. Ognuno è padrone in casa propria. E fa ciò che vuole. Figuratevi se noi vecchi libertari staremo qui a contare i minuti che le tv di Urbano Cairo dedicano a questo o a quel tema. Giammai. Il problema sorge però quando una emittente e i suoi conduttori si vantano di proporre un’informazione indipendente, criticando spesso le reti concorrenti per partigianeria. Sono di parte. Lo dicano. E non ci facciano lezioni su indipendenza e l’equilibrio del giornalismo.

I dati AGCOM mostrano infatti che ai sostenitori del “sì” è stato concesso poco più della metà del tempo che è stato garantito invece ai sostenitori del “no”. E dunque non si tratta di casualità, ma di una scelta editoriale che privilegia voci antigovernative o progressiste. E non è un segreto né un’illazione, suvvia: Lilli Gruber, Giovanni Floris e compagnia non sono certamente noti per essere giornalisti cui non si conosce il loro indirizzo politico.

E così AGCOM quantomeno ha avuto il merito di evidenziare la realtà e di rendere inutile la prosopopea di chi finge un equilibrio che non esiste. La7 ha trascurato proprio quell’equilibrio che predica.

E ora che succede? L’AGCOM ha invitato (per non dire imposto) il raggiungimento di un equilibrio che, al netto dello scarto tra il sì e il no, si realizzerebbe solo concedendo enormi spazi ai sostenitori del Sì. Dunque la scelta che si profila per Cairo sarà tra pagare la multa salata incassando un grave danno d’immagine oppure concedere enormi spazi al Sì proprio nei tempi dirimenti prima del referendum. Chi vivrà vedrà.

Alessandro Bonelli, 5 marzo 2026

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