Politico Quotidiano

Altro che “controllo”: il caso Salis porta ai pestaggi rossi

Dietro la polemica romana c’è un’inchiesta europea su violenze politiche e rete antagonista

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è sempre un dettaglio che fa saltare il banco. In questo caso non è la porta di un hotel romano su cui bussano degli agenti, né la polemica montata attorno a presunti “controlli preventivi”. Il punto, semmai, è quello che emerge quando la polvere si posa. E nella vicenda che riguarda Ilaria Salis, quel dettaglio rischia di essere assai più ingombrante della polemica iniziale. Da sabato il racconto è stato uno: la sinistra indignata, il pericolo per la democrazia evocato, le forze dell’ordine finite sul banco degli imputati. Poi, come vi abbiamo raccontato, però si scopre che quel controllo non era affatto un’iniziativa estemporanea, ma la conseguenza di una segnalazione nei circuiti europei. Un atto dovuto, insomma. E mentre la narrazione scricchiola, si apre un altro fronte.

Nella stanza d’albergo, accanto all’europarlamentare, c’era Ivano Bonnin. Non solo compagno nella vita e nelle battaglie politiche, come riporta Il Tempo, ma anche collaboratore ufficiale a Bruxelles. Lo Statuto del Parlamento Europeo non lascia molto spazio alle interpretazioni: “I deputati non possono avvalersi di assistenti che facciano parte della loro famiglia”. E tra i familiari rientra anche il partner stabile. Ma questo in realtà non ci interessa e non è nemmeno il punto centrale del discorso. Sì, perchè la storia arriva da lontano. Molto lontano. E soprattutto non nasce sabato mattina a Roma, davanti alla porta di un hotel. Nessuna iniziativa estemporanea della polizia, ma di un meccanismo europeo che si è messo in moto ben prima.

Perché mentre qui si discute di controlli, di diritti violati e di allarmi democratici, il fascicolo vero – quello che interessa le autorità – ha radici nelle indagini tedesche. E quando si parla di cooperazione tra Paesi Schengen, le regole sono semplici: se arriva una segnalazione, si interviene. Senza troppe interpretazioni. E infatti il famoso “controllo” è andato esattamente così: identificazione e stop. Nessuna perquisizione, nessun blitz, nessuna scena da stato di polizia. Semplicemente, una verifica legata a un alert. Il resto è racconto politico. Ma perché la Germania dovrebbe interessarsi a una europarlamentare italiana? Come riporta Il Giornale, qui si torna indietro, a febbraio 2023. A Budapest. A quella che doveva essere una commemorazione – la cosiddetta “Giornata dell’Onore” – e che invece si è trasformata in qualcosa di molto diverso: aggressioni mirate, spedizioni punitive, persone colpite per strada. Non solo militanti di estrema destra, ma anche chi si trovava lì per caso.

Secondo gli inquirenti, in quel contesto si muoveva una rete organizzata di attivisti dell’area antagonista europea. Un nome su tutti: Hammerbande, sigla tedesca riconducibile all’universo Antifa. Un gruppo che – sempre secondo le accuse – non improvvisa, ma pianifica. E che avrebbe utilizzato strumenti tutt’altro che simbolici: martelli, oggetti contundenti, azioni coordinate. In quel quadro compare anche il nome di Salis, fermata insieme a due cittadini tedeschi, Tobias Edelhoff e Anna Christina Mehwald. Le loro vicende giudiziarie vanno avanti: condanne, riduzioni di pena, sospensioni. Nel frattempo, altri procedimenti si muovono in parallelo. In Ungheria, ad esempio, dove una giovane attivista tedesca è stata condannata a otto anni per episodi legati a quelle stesse giornate.

Il punto, però, è che oggi non si parla più solo di quei fatti. Le indagini si sono allargate. E qui entra in gioco un’espressione che dice molto: “Budapest Complex”. Non è solo un nome, è una chiave di lettura. Indica un filone investigativo che unisce Germania e Ungheria e che prova a mettere insieme i pezzi di una rete più ampia. Non un episodio isolato, ma – questa è l’ipotesi – una struttura organizzata. Persone che si muovono in più Paesi, che partecipano a più azioni, che condividono modalità operative. Non più solo Budapest, dunque, ma un circuito più vasto di violenze politiche. Questo emerge anche da atti ufficiali della procura federale tedesca. In uno di questi si parla esplicitamente di un’associazione estremista di sinistra i cui membri sarebbero coinvolti negli attacchi del 2023. E non si tratta di un’indagine chiusa, ma di un lavoro ancora in corso, che continua a collegare nomi, episodi, contesti.

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In questo scenario c’è un elemento che rende la vicenda ancora più singolare: tra le persone coinvolte in quel filone, l’unica oggi seduta in un’aula parlamentare è proprio Ilaria Salis. “fuggita” dal processo in Ungheria grazie alla decisione di candidarla a Bruxelles da parte della Bonelli&Fratoianni. E allora il punto, alla fine, è tutto qui. Si può discutere quanto si vuole del controllo in hotel, trasformarlo in un caso politico, usarlo come simbolo. Ma la domanda vera resta un’altra: cosa c’è dietro quell’alert internazionale? Perché mentre la polemica si consuma in poche ore, le indagini europee vanno avanti. E quelle, a differenza delle polemiche, difficilmente nascono per caso.

Franco Lodige, 30 marzo 2026

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