Andreotti, Cossiga, Moro. I tre giganti su guerra e referendum

I dialoghi immaginari sull'attualità dal Paradiso tra i grandi della Prima Repubblica

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Andreotti Cossiga Moro

“A Londra sono nervosi”, dice Francesco Cossiga — nome in codice Andy Capp — in cuffia  mentre ascolta una conversazione lontana.

“Quando Londra è nervosa significa che qualcuno ha capito qualcosa prima degli altri”, osserva Giulio Andreotti, con l’immancabile Bic tra i denti, scarabocchiando il retro di un vecchio menu dell’Eliseo.

Alcide De Gasperi, nel suo pastrano lungo e grigio, avanza e domanda: “Cosa temono?”.

Cossiga sospira: “I foreign fighters pronti a colpire a Pasqua. E il Pakistan”. E aggiunge: “I servizi segreti pakistani, l’ISI — Inter-Services Intelligence — sono tra i più formidabili al mondo”.

Aldo Moro, con addosso l’inseparabile doppio petto blu ormai liso, lo stesso che portava durante la prigionia sulla terra, non pare sorpreso: “È un Paese al centro di equilibri delicati: Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita, Iran. Non appartiene davvero a nessun campo, tranne quello anti-India”.

Andreotti: “La posizione più scomoda del mondo: essere amici di tutti senza potersi fidare di nessuno”.

Cossiga, indicando le luci del Golfo: “Se gli attacchi iraniani continuano vicino alle infrastrutture saudite, Riyad potrebbe cercare nuovi garanti di sicurezza”.

Andreotti: “Tra Arabia Saudita e Pakistan esiste da decenni una cooperazione molto discreta. D’altronde entrambe le nazioni hanno popolazioni a maggioranza sunnita”.

Moro: “Si è parlato perfino di una possibile protezione nucleare informale”.

Andreotti: “Non più solo Israele contro l’Iran sciita, ma blocchi regionali contrapposti”.

Moro: “Alla radice la solita frattura religiosa”.

Cossiga annuisce: “Iran da una parte. Arabia Saudita e gran parte del mondo arabo dall’altra”.

Moro, sospirando: “E quei poveri curdi sunniti restano, come sempre, in mezzo. Senza uno Stato vero”.

Cossiga: “Gli americani, sperando che non abbiano fatto l’ennesimo patatrac, raccontano di voler armare gruppi di curdi iraniani del Kurdistan per aprire un altro fronte nei territori a ovest”.

Cossiga: “E mentre tutto si muove, qualcuno immagina una nuova architettura di sicurezza”.

Moro: “Israele e alcuni Paesi arabi”.

Andreotti: “Un’evoluzione degli Accordi di Abramo. Quasi una NATO regionale”.

De Gasperi, basito: “Un’alleanza araba con Israele?”.

Andreotti sorride: “Paradossi della storia. Per decenni il Medio Oriente era unito contro Israele. Oggi potrebbe allearsi per paura dell’Iran”.

Le navi nel Golfo sono tutte ferme, in attesa.

Amintore Fanfani arriva in groppa al suo triciclo: “Lo Stretto di Hormuz, uno dei più trafficati del pianeta, immobile. E dire che da lì passa circa un quinto dell’energia mondiale”.

Moro: “Se si ferma Hormuz, si ferma una parte dell’economia globale”.

Cossiga: “La verità è che la Cina, ma soprattutto l’India, non possono sopportare la chiusura dello stretto troppo a lungo”.

Andreotti: “Per Pechino si tratta di mesi. Per l’India anche poche settimane diventano un problema”.

Fanfani: “Le navi sono ferme, ma non c’è un blocco militare vero e proprio. È il rischio di navigazione che è diventato troppo alto: assicurazioni e noli sono esplosi”.

De Gasperi guarda verso il Vecchio Continente: “E l’Europa?”.

Cossiga, senza esitazioni: “Fa quello che sa fare meglio: restare immobile”.

Andreotti annuisce: “Esatto! Imbrigliata tra regole, regolamenti e direttive. Una superpotenza normativa”.

De Gasperi: “Ma non politica come l’avevamo immaginata”.

Cossiga, tornando a guardare verso l’Iran: “È un Paese giovane: quasi metà della popolazione ha meno di trent’anni”.

Moro gli fa eco: “Una generazione che desidera libertà e normalità”.

Madre Teresa, finora assorta in preghiera, aggiunge: “Donne che non vogliono solo mostrare i capelli, ma leggere libri, amare chi vogliono e vivere libere”.

Moro: “Sappiamo che la libertà non si esporta con i missili”.

Cossiga: “Le munizioni americane più sofisticate iniziano a scarseggiare. Il segnale è il ritorno alle bombe stupide”.

Andreotti: “Per l’Ucraina può diventare un problema operativo”.

Moro: “Il mondo è cambiato troppo in fretta. Spagna e Inghilterra hanno preso una posizione più prudente: niente basi d’appoggio per gli Stati Uniti”.

Andreotti: “Mi raccontano di un asse curioso tra il governo di sinistra di Madrid e il Vaticano”.

Cossiga, divertito: “Mentre tra Stati Uniti e la Corona inglese è una questione di grembiulini. Ricordatevi lo strano viaggio di Donald Trump in Scozia”.

Andreotti: “Tu con i grembiulini vai sempre a nozze. Da noi invece la presidente Meloni si trova stretta tra guerra e politica interna”.

De Gasperi, sfogliando una copia dell’Avvenire: “Se perdesse il referendum, questo governo potrebbe diventare un’anatra zoppa”.

Andreotti: “Ne parliamo, France’?”.

Cossiga, senza tirarsi indietro: “Io sarei per il SÌ, ma noi non votiamo, osserviamo”.

Andreotti: “Immaginavo. Hai sempre avuto simpatia per le riforme che scuotono i palazzi”.

Cossiga: “La giustizia italiana ha bisogno di chiarire i ruoli. Separare le carriere può rafforzare l’equilibrio tra accusa e giudice”.

Andreotti: “Oppure può irrigidire il sistema. Le riforme funzionano quando nascono da un consenso largo”.

Cossiga: “Ma il referendum è uno strumento costituzionale”.

Andreotti: “La politica italiana ama discutere di istituzioni mentre il mondo cambia. È una forma di stabilità. E i problemi restano: lentezza dei processi, carceri scandalose, conflitti nella magistratura”.

De Gasperi: “Le istituzioni vanno modificate con cautela. Un potere dello Stato non si ritocca come una legge ordinaria”.

Cossiga controbatte: “Io temo che l’assenza di riforma consolidi equilibri poco trasparenti”.

Andreotti: “Mentre io temo che una riforma affrettata produca nuovi squilibri, con i pm a braccetto con la polizia giudiziaria ancora più agguerriti”.

Cossiga: “Dunque, SÌ o NO?”.

Andreotti: “Lo sai che il voto è segreto. Resterò per la cautela, anche se rifletto sulle considerazioni del mio caro avvocato Franco Coppi, schierato per il NO”.

Cossiga: “A volte la responsabilità consiste nel cambiare”.

De Gasperi: “Prendete esempio da Sergio Mattarella. Tiene il Paese in equilibrio con discrezione. Custodire le istituzioni è spesso più difficile che riformarle”.

Cossiga: “E come pensa di risolvere la faccenda?”.

De Gasperi: “Molto semplicemente. Non vi mando a votare”.

Cossiga: “Come sarebbe?”.

De Gasperi: “Esattamente come farà la maggioranza degli italiani”.

Andreotti sorride appena: “L’astensione come lezione politica”.

De Gasperi: “Come realismo, anche se non c’è il quorum”.

Cossiga: “Giulio, però tuo figlio Stefano ha detto che voterà SÌ”.

Andreotti: “I figli, caro Francesco, ricordano sempre che la politica resta imprevedibile. Pensa che lui e suo figlio Giulio tifano Lazio”.

Cossiga, con una risata delle sue: “Un vero affronto per un lupachiotto giallorosso come te”.

Andreotti: “Le famiglie sopravvivono anche a questo. Ma certe riforme possono avere effetti inattesi: i pubblici ministeri potrebbero diventare super-investigatori con poteri ancora maggiori”.

Cossiga: “Dunque, temi l’eccesso di giustizia nella politica…”.

Andreotti: “Io temo qualsiasi eccesso. Amo gli equilibri e il valore delle persone. I sorteggi non fanno per me”.

Cossiga: “Con il rischio di un calcio mercato tra le correnti e i sorteggiati…”

Andreotti guarda la Terra che brilla sotto di loro e domanda a Cossiga: “Sai qual è il vero segreto della politica italiana?”.

L’altro risponde: “Qual è?”.

Andreotti, accennando un sorriso: “Sopravvive a tutto. Persino alle riforme”. E San Pietro invita tutti a tornare a pregare.

Luigi Bisignani per Il Tempo 8 marzo 2026

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