Arbitri e Var, indagine farsa: il caso Rocchi è solo sputtanamento

Milano ipotizza la frode sportiva, ma tra arbitri "graditi" mandati all’Inter e "bussate" al vetro trasformate in reato, nell’inchiesta non torna quasi nulla

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Rocchi ok

C’è un vecchio principio che vale sempre: prima i fatti, poi le suggestioni. E invece nell’indagine della Procura di Milano che coinvolge Gianluca Rocchi sembra accadere il contrario. Si parte da una teoria, la si veste di ipotesi penale e poi si cercano episodi da incastrare dentro il racconto. Il risultato? Un’inchiesta nella quale, a leggere le contestazioni emerse, non torna praticamente nulla. Il designatore arbitrale della Serie A è stato convocato per il 30 aprile con l’ipotesi di “concorso in frode sportiva”. Un’accusa pesantissima. Ma allo stato attuale sembra sufficiente esaminare i tre episodi contestati per rendersi conto che il quadro appare pieno di falle logiche prima ancora che probatorie.

Il caso Doveri

Primo episodio. Secondo l’accusa, Rocchi avrebbe designato Daniele Doveri per il ritorno della semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan del 23 aprile 2025 perché ritenuto arbitro “poco gradito” ai nerazzurri. L’obiettivo sarebbe stato quello di preservare poi all’Inter arbitraggi migliori nell’eventuale finale e nelle ultime gare di campionato. Tradotto: per favorire una squadra, le si assegna un arbitro considerato sfavorevole proprio nella partita più delicata del momento. Un derby da dentro o fuori, dopo l’1-1 dell’andata. Siamo oltre il paradosso. Se davvero qualcuno avesse voluto aiutare l’Inter, avrebbe scelto di penalizzarla nel match più pesante della stagione? Già questo basterebbe a far vacillare l’impianto. Ma c’è di più. La presunta decisione sarebbe stata presa il 2 aprile. Tre giorni dopo, il 5 aprile, in campionato Parma-Inter viene arbitrata proprio da Doveri. Dunque il direttore di gara “non gradito” viene comunque mandato sull’Inter subito dopo. Difficile trovare una smentita più efficace della stessa cronologia. Ma andiamo avanti.

Il caso Colombo

Seconda contestazione. Rocchi avrebbe designato Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 in quanto arbitro “gradito all’Inter”, impegnata nella corsa scudetto. Anche qui il problema è semplice: la realtà. Quella partita finisce 1-0 per il Bologna, con furiose proteste interiste per il gol decisivo di Riccardo Orsolini allo scadere nato da una rimessa laterale battuta decine di metri più avanti rispetto al punto corretto. Insomma, se quello doveva essere un favore, è riuscito piuttosto male. Ma soprattutto: da cosa si deduce che Colombo fosse “gradito all’Inter”? Esistono contatti? Pressioni? Messaggi? Rapporti con dirigenti? Nulla di noto. Si resta nel campo delle impressioni, delle ricostruzioni psicologiche, delle attribuzioni soggettive. Un terreno assai scivoloso per sostenere accuse di frode sportiva. O anche solo per parlare di buonsenso.

Le “bussate” al Var

Terzo filone, forse il più mediatico: la famosa storia delle “bussate” alla vetrata della sala Var di Lissone durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Secondo la contestazione, Rocchi avrebbe influenzato gli addetti alla tecnologia richiamando la loro attenzione su un possibile rigore. Ma qui emerge una domanda elementare: il reato quale sarebbe? Perché alla fine il rigore non lo assegna Rocchi, lo decide l’arbitro in campo dopo eventuale On Field Review. Lo sanno anche i sassi. Il Var segnala, il direttore di gara valuta. Sempre. Quindi davvero il cuore dell’accusa sarebbe un gesto per dire: riguardate l’azione? E attenzione. La vicenda nasce da un esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca, che contestava presunte interferenze del designatore.

Ma nello stesso documento emerge un dettaglio curioso: Rocca si lamentava anche del contrario. Scriveva infatti che in Inter-Roma del 27 aprile 2025 “l’arbitro Gervasoni, supervisore di giornata, non ‘bussa’ ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto a favore dell’Inter, errore grave che molto probabilmente determinerà la perdita del campionato a favore del Napoli”. Dunque quando si bussa è un problema, quando non si bussa pure. Una teoria elastica, diciamo così.

A che fine?

Ricostruzioni che sembrano non stare in piedi, almeno al momento. E c’è un altro passaggio di cui bisogna parlare. Rocchi & Co. cosa avrebbero ricevuto in cambio? Perché se si ipotizzano certe azioni, non si può non pensare a un vantaggio. Eppure qui non si parla di soldi. Ma nemmeno di viaggi, vacanze regalo, orologi, benefit di valore, bitcoin e così via. Non c’è niente. È davvero credibile?

Il finale già scritto?

Naturalmente spetterà alla magistratura chiarire ogni aspetto. E nessuno pretende impunità per chicchessia. Ma proprio perché si parla di giustizia servirebbero contestazioni solide, lineari, supportate da fatti. Qui invece si vedono accuse che sembrano smentite dai risultati delle partite, dalla successione temporale degli eventi e dalla logica minima delle condotte contestate. Rocchi ha annunciato: “Ho deciso di autosospendermi, certo che uscirò indenne e più forte di prima”. Può darsi abbia ragione. Perché se il materiale è quello fin qui emerso, il problema non è la difesa dell’indagato. Il problema sembra l’accusa.

Franco Lodige, 26 aprile 2026

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