Ariecco Casalino (che non se n’era mai andato)

Quando la visibilità vale più delle competenze: parabola di un protagonista della politica mediatica

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Non devi scriverlo, non devi scriverlo, non devi scriverlo. Lo scrivo. “A volte ritornano”, e già sbaglio perché questi non tornano mai perché non se ne sono mai andati. Ricordate Rocco, in arte Casalino, lo scenografo delle tragiche conferenze stampa di Giuseppi? Io vi concedo, io vi permetto, io vi proibisco, e tutti pensavano dietro le mascherine: il premier è impazzito oppure ha bevuto, e invece ci tiranneggiava con lucidità cinese? Ve lo ricordate Rocco, sedotto e abbandonato dai 5 Stelle? “Vado via”, che sembrava Drupi, faccio un passo indietro, ho chiuso con la politica, anche col Movimento, coi 5 Stelle, vita nuova, farò informazione (ovviamente a schiena drittah, indipendenteh)? Un passo indietro e due avanti: non va via per niente, torna. A galla.

Anzi resta, ricomincia da sé, da tre, da Ceglie Messapica, il suo villaggio, il natio borgo selvaggio dove si candida al Consiglio comunale: e Ceglie Messapica è salva. Con uno così, cosa mai potrebbe andare storto? Naturalmente si candida coi 5 Stelle perché le sue son promesse di Casalino. E anche proclami, sentitelo l’ex gieffino e portavoce, passato dai compagni di Rifondazione ai compari gossippari di Lele Mora, gustatevelo al meglio della fuffa delle parole che camminano: «Sono convinto che questo sia un momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi: bisogna scegliere se limitarsi a osservare la crescita di queste destre o lavorare per indebolirle».

E ancora: «Credo che si debba partire dal livello locale. Far vincere, nei comuni, le forze che si oppongono a queste destre significa iniziare a costruire il terreno per le prossime elezioni politiche. Ogni vittoria locale contribuisce a generare un’onda positiva che rafforza un fronte largo contro una deriva che considero pericolosa e dannosa per il Paese». Sseh. È convinto. Il momento storico. Non ci si può sottrarre, dice. Te credo. Partire dal livello locale, dice. Te ricredo.

A livello centrale non c’era trippa per gatti, non ancora almeno. L’onda positiva, sseh. Ma rispolveriamo una volta ancora (lo facciamo sempre, ma repetita iuvant, dicevano gli juventini) il curriculum del nostro caro Rocco, immortalato su Wikipedia, a cura presumibilmente di se medesimo: “Con la candidatura alle primarie del Movimento 5 Stelle per le elezioni regionali in Lombardia del 2013 dichiara nel proprio curriculum vitae di aver conseguito un master in business administration (MBA) nel 2000 (lo stesso anno in cui aveva preso parte al Grande Fratello) presso la Shenandoah University a Winchester, nello stato della Virginia, negli Stati Uniti d’America; il titolo, che compariva anche in un profilo presente su LinkedIn (di cui Casalino stesso smentisce la proprietà), è stato smentito dalla stessa università e anche da Casalino stesso”.

Rocco smentisce tutto, gringo! Per dire la serietà a schiena drittah, roba da politici d’altri tempi, tuttidunpezzo, a me viene in mente un Cavour: si attribuisce il titulo, però poi si smentisce da solo. Anche da solo. Poi dice le amanti dei ministri che si fanno la plastica al curriculum e negano a oltranza di averlo taroccato. Eh, ma qui altro livello, qui si gioca in Premier League. Ripeto, cosa può andare storto a Ceglie Messapica in questo momento storico con un guerriero contro le destre-destre a livello locale? Marachello, marachello: l’onda positiva che cerchi è la tua e la verità, al netto delle promesse da Casalino, è molto più pedestre: la politica è un bene rifugio, chi ha difficoltà altrimenti nella vita vi ripara sempre perché non è necessario saper fare niente, basta avere un pacchetto di elettori e una naturale disposizione all’obbedienza, all’intrigo e al tradimento, parliamo naturalmente a livello generale, anzi teorico, non particolarmente di qualcuno, “mancherebbe!”.

Avevo un rude nonno mantovano che si esprimeva con rude praticità, uno che andava a confessarsi: “Me suntia un buon allevatore e un discreto commerciante: a tiri na qual biastema, ma suntia un buon cristian”. E il prete, comprensivo, pratico, mantovano: “Va’ in pace, Sergio”. E diceva questo nonno Sergio dei politicanti: “par solit a jè tuta gent falì, ti riempiono la testa di parole, promesse, ma i magna tut”. Un po’ rude, forse esagerato, ma non così lontano dal vero. Particolarmente oggidì.

Nella politica 4.0 delle intelligenze molto artificiali finisce la qualunque ed è sempre aperta la stagione venatoria ai personaggetti purchessiano, “conciossiacosaché” basta aver fatto un reality, una rapina, una strage, una gintoneria e ti chiamano e se sei dentro non esci più. E scatta anche la solidarietà di casta che è assoluta, più che trasversale, condivisa come un legame di sangue, almeno finché reggono determinati equilibri: le divisioni partitiche, ideologiche sono pura cortina fumogena, una Salis può entrare, da imputata per tentato omicidio, con 4 condanne, e la tengono dentro, la salvano. Per volgari tatticismi, per non tanto ipotetiche alleanze che verranno? Sì, anche, ma soprattutto scatta il riflesso condizionato, ormai sei dei nostri e non ti molliamo a prescindere.

Poi potrai anche darci dei maiali, potrai dare dei fasci a quelli che ti hanno impunizzato, ma lo capiamo, lo devi fare, fa parte del circo nel quale siamo tutti pagliacci. Di lusso però, gente da top class che non paga il biglietto e neanche la flottiglia. Si appoggiano, ecco tutto. Tutti che si appoggiano un po’ a tutti.

Per questo tutti cercano disperatamente di entrarci ma uno su mille ce la fa, a patto di avere un’esperienza specifica inesistente, uno spessore professionale evanescente, una proiezione mediatica da “famoso perché famoso”, un curriculum tarocco, qualche amante di alta burocrazia, parenti defunti a vario titolo, va bene anche malvissuti, o la fedina penale di Bambino e Trinità. Wanted: “Quanto vali? 50 dollari, ma il giudice dice che se continuo così arriverò presto a 200 dollari”.

E allora sarai pronto per il gran ballo del potere. Non tutti, d’accordo, ma il livello è quello, l’andazzo è quello e sfido a negarlo: appena uno si segnala, preferibilmente nel peggio, subito scatta la proposta o l’offerta di candidatura. Si sa che è così, la politica degli influencer, di quelli che si lanciano da una copertina patinata (ogni riferimento non è affatto casuale) nutre se stessa, pesca dal serbatoio del gossip, dei reality, della qualunque e pensa che ogni meteora possa portare voti, la logica, guardate, è quella del bilancino, “questa, questo quanti ce ne porta? Quanti lo seguono?” Ferragni doveva entrare, col PD, e se ne vantava prima di esser bruciata a mezzo Lucarelli, sulla base dei 28 milioni di follower; che follower non facciano voti, e neanche lettori, non interessa a nessuno perché l’attuale sistema di reclutamento è stupido, vive sulla suggestione dell’attimo. Vittima o carnefice non importa, purché porti schede.

Casalino candidato, torni tu torni tu, suona le campane. Il famoso isolato, il piccolo fratello che si lagnava di dover posticipare le vacanze per quei 41 rompicoglioni morti nel crollo del ponte Morandi, riemerge e dice: è il momento storico che me lo chiede, debbo immolarmi contro le destre; e getta l’immagine oltre l’ostacolo e il microfono contro il nemico.

Nella recondita, non tanto recondita, speranza di finire pure lui, come l’altro ex ragazzo meraviglia a 5 stelle, l’ex bibitaro che trafiggeva “la povertà”, a rappresentare la UE nel Golfo Persico a 13 mila al mese. O incarico equipollente. Sì, certo, lì ci vuole un Draghi, ma tutto sta a trovarselo. Si riparte dal basso, poi, se va bene, se gira bene, l’unico limite è il cielo.

Max Del Papa

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