Il campo largo continua a mostrare le sue crepe. E Giuseppe Conte, anziché provare a stuccarle, continua ad allargarle. Nel giro di poche ore il leader del Movimento 5 Stelle apre due fronti pesantissimi con gli alleati: torna a mettere paletti sull’Ucraina e boccia senza appello la mano tesa da Elly Schlein a Giorgia Meloni su clima ed energia. Con una novità politica non proprio secondaria: questa volta al suo fianco si schiera anche Angelo Bonelli. Un asse M5s-Avs che lascia la segretaria dem esposta proprio mentre prova a presentare il centrosinistra come un’alternativa credibile e compatta.
Il primo messaggio di Conte arriva a Dritto e Rovescio, su Rete 4. E riguarda quello che ormai è uno dei principali terreni di scontro dentro l’opposizione: la politica estera. Sul riarmo il presidente del M5s non concede margini: “Se qualcuno pensa di fare un governo progressista continuando con la stessa politica del governo Meloni di inviare armi in Ucraina, riarmare la Germania dove ci sono i neonazisti e addirittura andare a spendere 500 miliardi in armi Usa da qui al 2035, sarà impossibile. Non è pensabile non pensare di imprimere una svolta rispetto al governo attuale”.
Tradotto politicamente, il messaggio agli alleati è chiarissimo: per Conte un eventuale governo di centrosinistra non potrebbe semplicemente proseguire sulla linea seguita dall’Italia sul sostegno militare a Kiev e sugli impegni di spesa nella difesa. Non è la prima volta che il leader pentastellato mette il tema sul tavolo, ma ogni nuova uscita rende più evidente una distanza che il campo largo continua a trascinarsi dietro.
Poi arriva il secondo fronte. Ed è forse ancora più imbarazzante per la Schlein perché nasce da un’iniziativa della stessa leader dem. La segretaria del Pd ha scritto a Giorgia Meloni, con una lettera pubblicata da Repubblica, proponendo un confronto su clima ed energia e indicando cinque interventi da finanziare attraverso circa 14 miliardi di euro di flessibilità europea. “Come Partito democratico siamo disponibili al dialogo”, è il senso della proposta dem.
Conte, però, non ci sta. “Oggi non ci sono le condizioni per lavorare insieme con chi, il governo Meloni, ha detto di voler fare le trivellazioni”, dice ancora a Dritto e Rovescio. E rincara: “Io parlo per me. Io ho proposto a questo governo varie forme di collaborazioni, sul salario minimo ad esempio. Meloni ci ha preso in giro e ci ha sbattuto la porta in faccia, aumentando lo stipendio a Brunetta, e le indennità a ministri e sottosegretari, con gli italiani in braghe di tela. Sono quattro anni che abbiamo fatto tante proposte”. Fino alla chiusura definitiva: “Adesso Meloni è meglio che vada a casa e lasci lavorare noi”. La contrarietà del leader M5s alla proposta della segretaria Pd è stata confermata anche dalle ricostruzioni pubblicate in serata.
E se Conte frena la Schlein da una parte, Angelo Bonelli la attacca dall’altra: “Io non condivido questa mano tesa a Giorgia Meloni”, dice il leader di Avs, che definisce un errore cercare la collaborazione con il governo. Più tardi la critica diventa ancora più dura: “questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile”. Per Bonelli bisogna invece “fare solo opposizione” e costruire l’alternativa. Una posizione che fotografa una convergenza evidente tra M5s e Avs contro l’iniziativa della leader del Pd.
È questo il problema politico che si apre per la Schlein. La segretaria prova a costruire un profilo di opposizione capace anche di avanzare proposte e, quando lo ritiene possibile, cercare un’interlocuzione istituzionale con Palazzo Chigi. Due dei principali potenziali alleati, però, le rispondono che quella strada non va percorsa. Non una sfumatura, dunque, ma una differenza sul metodo prima ancora che sul merito.
E la scena assume contorni ancora più singolari perché dall’altra parte la Meloni non chiude affatto la porta. Da Oslo il premier dice di voler approfondire la lettera “senza pregiudizi” e aggiunge che, se ci saranno proposte utili, verranno prese in considerazione. Poi naturalmente affonda il colpo politico, sostenendo di leggere nell’iniziativa del Pd un “implicito riconoscimento del lavoro del governo”. Il risultato è un cortocircuito difficile da nascondere. Schlein tende una mano alla premier, Meloni dice di voler valutare, mentre Conte e Bonelli intimano sostanzialmente di ritirarla.
Il tutto mentre sul tavolo resta irrisolto il dossier più delicato, quello della politica estera. Conte continua a fissare condizioni sull’Ucraina e sul riarmo, il Pd deve fare i conti con posizioni non coincidenti all’interno della coalizione che vorrebbe costruire. Avs si sposta sulla linea dura del Movimento anche sul rapporto con il governo.
Il campo largo, insomma, continua a cercare una sintesi. Ma ogni volta che prova ad avvicinarsi, spunta un nuovo terreno sul quale dividersi. E questa volta il fronte non passa soltanto tra Pd e Cinque Stelle: davanti alla Schlein prende forma anche una convergenza Conte-Bonelli che rende ancora più complicato tenere insieme tutti i pezzi.
Massimo Balsamo, 18 settembre 2026
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