Politico Quotidiano

Cari agricoltori, il problema non è il libero mercato: è l’imbroglio Ue

La protesta dei trattori mette in luce tutte le contraddizioni di Bruxelles. Ecco 3 proposte liberiste

In tutta Italia tornano i trattori sulle strade. Gli agricoltori protestano contro costi di produzione, burocrazia, vincoli ambientali e margini sempre più ridotti. Il paradosso della PAC: l’agricoltura europea è tra i settori più sussidiati e regolamentati dell’economia. Attraverso la Politica Agricola Comune (PAC), l’Unione Europea distribuisce miliardi, mentre impone norme, controlli e adempimenti che limitano la libertà d’impresa e aumentano enormemente i costi.

Prima Bruxelles rende impossibile produrre, poi concede sussidi per consentire agli agricoltori di sopravvivere: è il paradosso dell’economia assistita. Parliamo di costi e concorrenza: il caro carburanti aggrava il problema. Il gasolio è indispensabile per coltivare, raccogliere e trasportare, ma la tassazione energetica pesa sull’intera filiera. Non servono nuovi bonus per compensare imposte già imposte dallo Stato: servono meno tasse e meno burocrazia.

Anche l’accordo Mercosur espone i produttori italiani alla concorrenza internazionale. Da liberisti siamo favorevoli al libero scambio e contrari al protezionismo, ma è assurdo imporre ai nostri agricoltori obblighi e costi superiori e abnormi rispetto a quelli dei concorrenti stranieri. La soluzione non è chiudere le frontiere, ma permettere agli agricoltori di competere con più libertà.

Tre proposte operative:

1. Tagliare burocrazia e vincoli ambientali sproporzionati, abolendo gli adempimenti inutili e rivedendo le eco-follie che non producono benefici proporzionati ai costi.

2. Ridurre strutturalmente tasse e oneri, a partire da accise, imposte sull’energia e le pretese statali sul costo del lavoro agricolo, invece di sostituirli con bonus temporanei.

3. Superare gradualmente la dipendenza dai sussidi PAC, lasciando più risorse agli imprenditori agricoli e garantendo libertà di investimento, produzione e commercio, nel rispetto delle essenziali norme di sicurezza alimentare.

Agli agricoltori che protestano diciamo: avete ragione a ribellarvi! Ma la risposta non può essere un’altra catena con Bruxelles. Il problema non è il mercato che vi fa concorrenza, ma il potere politico che vi impedisce di competere in Italia ed in Europa e non da oggi: da decenni. Meno Bruxelles, meno PAC, meno tasse e meno burocrazia. Più libertà d’impresa, più dignità e rispetto per l’agricoltura!

Andrea Bernaudo, 15 ottobre 2026

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