Politico Quotidiano

Caro Di Battista, la guerra ai giornali non sta in piedi

L'ex grillino si sta spendendo per abolire il finanziamento pubblico ai quotidiani. Una campagna che presenta molti limiti

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

L’iniziativa promossa da Alessandro Di Battista e dalla sua associazione “Schierarsi”, che punta ad abolire il finanziamento pubblico ai giornali, viene presentata come una battaglia di libertà contro presunti privilegi e manipolazioni. In realtà, rischia di produrre l’effetto opposto: indebolire il pluralismo e restringere ulteriormente gli spazi di una informazione libera e indipendente. Il finanziamento pubblico all’editoria, pur con tutti i suoi limiti e le necessarie riforme, nasce con un obiettivo preciso: garantire la sopravvivenza di una pluralità di voci, comprese quelle minoritarie, locali o non allineate ai grandi interessi economici.

Eliminare in blocco questo sostegno significa ignorare una dinamica fondamentale del mercato dell’informazione: senza un minimo di tutela, le realtà più fragili sono le prime a scomparire. I grandi gruppi editoriali, che questa proposta vorrebbe colpire, difficilmente verranno scalfiti. Hanno già accesso a capitali privati, investitori, inserzionisti e reti di potere economico che consentono loro di reggere anche senza contributi pubblici. Anzi, in un sistema privo di sostegno statale, il loro peso rischia di aumentare ulteriormente. Saranno proprio i finanziatori privati a esercitare un’influenza crescente, spesso meno trasparente e più pervasiva di qualsiasi contributo pubblico regolato.

A pagarne il prezzo saranno invece i piccoli giornali, le cooperative editoriali, le testate indipendenti che operano in contesti locali o che danno voce a minoranze culturali e politiche. Quelle realtà che costituiscono il tessuto vivo del pluralismo informativo, e che difficilmente possono competere sul mercato pubblicitario o attirare grandi investimenti. C’è poi un elemento culturale che non può essere ignorato. Questa proposta si inserisce in una retorica ormai familiare: quella che dipinge l’informazione come un blocco monolitico, corrotto e asservito, alimentando sfiducia generalizzata nei confronti dei media. È una narrazione semplice, emotiva, ma profondamente fuorviante.

L’informazione è un ecosistema complesso, fatto di differenze, conflitti e anche contraddizioni. Ridurlo a un nemico da abbattere è una scorciatoia populista che non aiuta i cittadini a comprendere, ma li spinge a diffidare indiscriminatamente. In ultima analisi, quella che viene proposta come una riforma “di buonsenso” appare piuttosto come l’ennesima misura miope, figlia di un populismo rozzo e sconclusionato. Colpisce un bersaglio facile sul piano retorico, ma ignora le conseguenze reali. E il risultato, ancora una volta, rischia di essere un sistema dell’informazione più povero, più concentrato e meno libero.

Salvatore Di Bartolo, 3 maggio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 03/05/2026

25 aprile senza tricolore

Vignetta del 03/05/2026