C’è un dettaglio che il fronte del No ha accuratamente evitato di menzionare. Dal 2017 il CSM seleziona i componenti delle commissioni esaminatrici per l’accesso in magistratura tramite sorteggio. Non per legge: per scelta autonoma, motivata esplicitamente con la necessità di ridurre il peso delle correnti.
Prima, quei posti venivano distribuiti secondo la logica correntocratica. Una lottizzazione palese, interrotta solo dall’estrazione a sorte. In nove anni, nessuna toga ha gridato allo scandalo. Nessun comunicato dell’ANM ha denunciato derive autoritarie. Poi arriva il referendum, e il sorteggio diventa improvvisamente un pericolo incombente. La contraddizione è parossistica. Lo stesso CSM che ha scelto il sorteggio per sottrarre alle correnti la selezione di chi giudica i futuri magistrati, oggi combatte il sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno.
La stessa logica, platee analoghe, requisiti analoghi: nel primo caso riforma virtuosa, nella seconda minaccia alla Repubblica. Il discrimine non è metodologico. È che nel primo caso il sorteggio scalfisce le correnti su un fronte secondario, nel secondo le smantella su quello strategico.
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O il sorteggio è uno strumento legittimo, come il CSM ha dimostrato di ritenere dal 2017, oppure si è sbagliato allora. L’albagia corporativa non può giocare due padri in commedia. Chi vota No il 22-23 marzo non difende un principio. Difende una rendita.
Giulio Galetti, 19 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


