Compagno Zuppi: il cardinale che sognava il papato ora fa propaganda per il No

Quando l’autorità spirituale supera il confine tra guida morale e intervento politico

6.4k 15
Cardinale Zuppi

Quando un principe della Chiesa scende nell’arena politica, non lo fa da cittadino qualunque. Lo fa con il peso dell’abito ecclesiastico, l’autorevolezza del pulpito e il prestigio millenario di un’istituzione che dovrebbe guidare le anime, non le campagne referendarie.

Eppure il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, sembra aver deciso di trasformare la Cei in un’agenzia di propaganda politica. Invitare “tutti a votare” in un referendum tecnico e addentrarsi in questioni come la separazione delle carriere dei giudici e l’assetto del Csm non è un consiglio spirituale: è un’ingerenza politica, pura e semplice.

Zuppi parla di “equilibrio tra poteri dello Stato” e di “autonomia dei giudici” come se fosse un costituzionalista o, peggio, un leader politico. Ma la Chiesa non elegge capipopolo: designa pastori. La sua missione è occuparsi delle anime, guidare la comunità e amministrare i sacramenti. Usare il proprio ruolo per influenzare voti politici non è semplice opinione: è un vero abuso di autorità spirituale.

Leggi anche:

Non servono troppi giri di parole: anche in questa occasione Zuppi mostra apertamente le sue simpatie politiche di sinistra. Non si tratta di un dettaglio: dimostra quanto sia facile, per chi è posto ai vertici della Chiesa, fondere e confondere ruolo spirituale e orientamento di parte, mettendo in discussione la credibilità dell’istituzione.

Sulla base di tali presupposti, domani quale sarà, dunque, il prossimo terreno su cui Zuppi userà il suo peso ecclesiale? Fisco, lavoro, riforme costituzionali? Se l’autorità morale della Chiesa diventa merce di influenza politica, viene completamente svuotata. E questo è esattamente ciò che rischia di accadere.

A tutto c’è un limite. La Chiesa non è una fazione politica. Non è chiamata ad esaminare questioni tecniche né a spendersi in aspre campagne referendarie. Il suo compito è illuminare le coscienze, non manipolare il voto dei fedeli. Quando un porporato confonde questi piani, tradisce non solo il suo ruolo, ma l’intera missione della Chiesa.

Anche perché – ribadiamolo – il Vangelo non ha bisogno di voti per affermarsi. La politica non ha bisogno di sermoni per essere legittima. E la Cei non ha certo bisogno di un presidente che trasformi la cattedra in un pulpito elettorale.

Ciò detto, Zuppi ha fatto la sua scelta, legittima per carità. Ma la Chiesa, sia chiaro, necessita di guide spirituali, e non certo politicanti in abito talare.

Salvatore di Bartolo, 17 febbraio 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version