Ci sono politici che fanno politica e altri che fanno il provocatore. Alla seconda categoria appartiene certamente Giuseppe Conte, primo ministro per caso rivelatosi il peggior primo primo ministro nella storia d’Italia tanto che a distanza di cinque anni dalla sua defenestrazione ancora paghiamo i danni provocati dal suo governo a partire dalla voragine aperta nei conti pubblici dal super bonus e dallo sciagurato reddito di cittadinanza.
L’ultima provocazione Conte l’ha messa in scena ieri alla Commissione Esteri della Camera dove il ministro Tajani stava relazionando sulla crisi iraniana. Il leader dei Cinque Stelle ha accusato quello di Forza Italia di essere un servo di Trump, Tajani gli ha ricordato i suoi trascorsi da zerbino sia con Trump (“a lei la chiamava Giuseppi”) che con la Merkel.
Fa una certa tristezza vedere un ex primo ministro scendere a livelli da picchiatore (verbale) di centro sociale e bisogna onestamente dire che Bebbe Grillo l’aveva vista giusta quando, nel 2024, aveva definito Conte un novello “Mago di Oz”, il protagonista della più popolare fiaba americana la cui caratteristica è quella di essere un imbroglione che sfrutta la credulità altrui.
Per tornare a Palazzo Chigi, l’unica cosa che veramente lo interessa, Conte sarebbe disposto alla qualunque cosa, e in questo sta imbrogliando pure se stesso. In un delirio narcisista ormai paranoico non si rende conto che non vi è alcuna possibilità che ciò accada, ne domani ne mai. Fino a che la Schlein se lo porterà appresso il Centrodestra può dormire sonni tranquilli.
Alessandro Sallusti, 3 marzo 2026
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