Prima di tutto una cosa: ad Alessandro Di Battista va l’augurio sincero di una pronta e completa guarigione. Quando una persona sta male, la salute viene prima della politica. Ma proprio perché la salute viene prima della politica, questa vicenda pone una questione che non può essere ignorata. Dopo il grave malore accusato a Cuba e il successivo ricovero, Di Battista è rientrato oggi in Italia a bordo di un’aeroambulanza ed è stato trasferito al Policlinico Gemelli di Roma, dove è attualmente ricoverato. Un’équipe del Gemelli, composta da un neurochirurgo e da un rianimatore, lo aveva già raggiunto a Cuba per assisterlo e contribuire alla gestione del trasferimento.
Ed è proprio qui che nasce il tema politico. Il Policlinico Gemelli è una struttura di eccellenza, ma è anche una struttura privata non profit che opera pienamente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Lo dichiara la stessa Fondazione: circa il 90% dei suoi quasi 100mila ricoveri e interventi chirurgici annuali è destinato al SSN. È inoltre un IRCCS, cioè un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico riconosciuto dal Ministero della Salute. Insomma: non stiamo parlando di una semplice clinica privata a pagamento. Stiamo parlando di uno dei più importanti poli sanitari italiani, privato, non profit, universitario, IRCCS e integrato nel SSN, che offre sia prestazioni attraverso il Servizio Sanitario Nazionale sia attività privata. Ed è proprio questa caratteristica a rendere interessante ricordare alcune dichiarazioni dello stesso Di Battista.
Nel 2020, intervistato da Il Centro, alla domanda sulla sua visione politica, Di Battista dichiarava testualmente: «Allo stesso tempo ritengo che sanità, istruzione, acqua, autostrade debbano essere gestite dal pubblico perché non sono merci su cui lucrare diritti da garantire alla collettività.» Una posizione molto chiara, e non si tratta di una frase isolata. Già in Parlamento, nel 2016, Di Battista affermava: «Però, crediamo che la gestione dell’acqua debba restare pubblica, che uno Stato serio debba investire nell’istruzione pubblica, che uno Stato serio debba investire nella sanità pubblica». E subito dopo aggiungeva: «Esiste il mercato, ma esiste una politica che non può essere schiava del mercato», per poi parlare esplicitamente delle lobby: «Esistono le lobby in questo Palazzo, certo.. Noi con le lobby ci vogliamo parlare, ma non vogliamo che le lobby facciano la politica di questo Paese!».
Ma c’è di più. Nel 2015, sempre alla Camera, intervenendo sulla situazione del Servizio sanitario nazionale, Di Battista denunciava: «L’idea che si continua a perseguire è quella di uno Stato sempre più leggero, che eroga direttamente sempre meno servizi e sceglie la linea delle esternalizzazioni a soggetti privati o misti». E definiva la storia delle privatizzazioni di quegli anni una «realtà miserabile di privatizzazioni che hanno favorito malaffare e corruzione, peggiorando la qualità dei servizi».
Nello stesso intervento sosteneva inoltre che il governo stesse procedendo verso «il più grande disegno, che è quello della progressiva privatizzazione della sanità pubblica italiana, in favore delle assicurazioni private». E non è finita qui. Nel 2017, in un atto parlamentare del M5s sulla sanità, veniva denunciato il rischio di una «privatizzazione di fatto» del Servizio sanitario nazionale e si affermava che la sostenibilità economica del SSN non dovesse passare attraverso la riduzione delle risorse o una privatizzazione. E nel 2024? Qualcuno potrebbe obiettare: erano dichiarazioni di quando Di Battista era parlamentare del Movimento 5 Stelle; peccato che la posizione sia stata ribadita anche molti anni dopo. Nel gennaio 2024, presentando l’associazione Schierarsi, Di Battista dichiarava: «Siamo infatti in netto contrasto con la progressiva privatizzazione dei servizi sanitari cui stiamo assistendo in tutta Italia e siamo nati anche per cercare di difendere tutto ciò che è pubblico, inclusi i diritti».
E allora veniamo al punto. Di Battista ha tutto il diritto di essere curato dove ritiene di poter ricevere le cure migliori, ci mancherebbe altro e sarebbe persino assurdo sostenere il contrario. Ma proprio per questo la domanda politica diventa inevitabile. Se per anni hai sostenuto che la sanità debba essere gestita dal pubblico, se hai denunciato le esternalizzazioni a soggetti privati o misti, se hai parlato di una «progressiva privatizzazione della sanità pubblica italiana» e ancora nel 2024 ti sei dichiarato «in netto contrasto con la progressiva privatizzazione dei servizi sanitari», allora è legittimo chiedersi: che cosa pensi oggi del modello sanitario rappresentato dal Gemelli? Perché il Gemelli non è un ospedale pubblico statale, è un ospedale privato non profit, di eccellenza internazionale, universitario e IRCCS, che però è anche parte integrante del SSN.
Ed è proprio questo il punto che rende semplicistica la vecchia contrapposizione ideologica tra “pubblico” e “privato”. Perché la realtà del sistema sanitario italiano è assai più complessa. Una struttura come il Gemelli dimostra che esistono realtà private non profit che possono svolgere una funzione fondamentale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e garantire prestazioni di altissima specializzazione. Il problema, quindi, non dovrebbe essere demonizzare il privato in quanto tale. Il problema dovrebbe essere garantire un SSN forte, universalistico e accessibile, assicurando contemporaneamente che ogni struttura che opera con risorse pubbliche rispetti rigorosi criteri di qualità, trasparenza, appropriatezza e controllo. E qui arriviamo alla contraddizione, perché è facile dire «la sanità deve essere gestita dal pubblico». È facile denunciare «le esternalizzazioni a soggetti privati o misti». È facile parlare di «progressiva privatizzazione dei servizi sanitari».
Molto più difficile è spiegare perché, quando arriva il momento in cui si ha personalmente bisogno di cure altamente specialistiche, ci si affidi proprio a una delle più importanti eccellenze private non profit integrate nel SSN. Ancora una volta: nessuno contesta a Di Battista il diritto di curarsi dove vuole, anzi. La domanda è un’altra: se il Gemelli rappresenta, nella pratica, un modello sanitario così lontano dalla sanità pubblica che per anni hai rivendicato come unica garanzia del diritto alla salute, sei ancora convinto delle tue parole? Perché forse la realtà è più intelligente degli slogan. Forse pubblico e privato non sono categorie morali, il bene da una parte e il male dall’altra. Forse ciò che conta davvero è chi cura meglio il cittadino, con quali risorse, con quali regole e con quali controlli. E forse sarebbe finalmente arrivato il momento di riconoscerlo.
A Di Battista, ancora una volta, auguri di pronta guarigione. Ma sulle idee politiche e sulla coerenza qualche domanda resta perfettamente legittima. E questa vicenda, piaccia o non piaccia, quelle domande le ripropone tutte. Perché la coerenza politica si misura soprattutto quando le proprie idee incontrano la realtà.
Massimo Micheli, 13 settembre 2026
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