Nel Partito Democratico si può discutere di tutto, purché alla fine si dica quello che vuole il partito. Andrea Fossati, capogruppo dem nel consiglio comunale di Piacenza, rischia di imparare la lezione nel modo più brusco: un post sui social in difesa di Mario Roggero potrebbe costargli l’incarico. Non un voto contrario, non un cambio di casacca, non un attacco alla propria amministrazione. È bastato esprimere un’opinione fuori dal recinto prestabilito.
La vicenda ha contorni che sfiorano il grottesco. Fossati ha preso posizione sul caso del gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio. Lo ha fatto mettendo subito in chiaro di non volere il Far West e di non considerare ogni forma di difesa automaticamente legittima. Ma ha anche osato sostenere che la sicurezza di commercianti, artigiani e lavoratori dovrebbe riguardare la sinistra.
Apriti cielo. Nel Pd locale sono iniziate le riunioni e un nuovo confronto potrebbe concludersi con la richiesta a Fossati di lasciare il ruolo di capogruppo. La sua colpa sarebbe dunque quella di avere pensato con la propria testa. Roba da matti: in un partito che parla continuamente di libertà, pluralismo e democrazia, sembra non esserci spazio per una posizione che non coincida perfettamente con quella stabilita dalla linea ufficiale.
Il diretto interessato, contattato telefonicamente dall’Adnkronos, ha scelto di non alimentare ulteriormente la polemica. Si è detto disponibile a seguire le indicazioni del partito locale, con l’obiettivo di arrivare senza tensioni alle elezioni amministrative della prossima primavera. Una prudenza comprensibile, visto che attorno a lui si sta già preparando il processo politico.
Eppure le sue parole erano tutt’altro che eversive. Fossati aveva dichiarato di stare “dalla parte di Mario Roggero. Non penso che la difesa sia sempre legittima e non voglio un Paese in cui ciascuno si fa giustizia da sé. Ma non voglio nemmeno un Paese in cui un commerciante rapinato, spaventato, già segnato da precedenti violenze, venga trattato come un criminale e condannato a una pena che appare enorme rispetto al contesto umano nel quale quei fatti sono maturati”.
Una riflessione politica, prima ancora che giudiziaria. Si può condividerla o contestarla, ma proprio questo dovrebbe accadere all’interno di un partito: discutere. Nel Pd, invece, il dissenso rischia di trasformarsi immediatamente in un problema disciplinare. Non si risponde nel merito, non si apre un dibattito sulla sicurezza, sulla proporzionalità della pena o sulla condizione di chi subisce una rapina. Si valuta direttamente la rimozione del capogruppo
Fossati aveva aggiunto: “La sinistra non deve avere paura di dire che la sicurezza dei commercianti, degli artigiani, di chi lavora e tiene aperta un’attività, è un tema nostro. Non possiamo lasciare alla destra un problema che ci riguarda tutti, anche perché molti estremisti del centrodestra sfruttano il monopolio della paura, della solitudine e della richiesta di protezione. Ma proprio perché credo nello Stato di diritto, penso che la giustizia debba essere anche proporzionata, comprensibile e capace di distinguere tra il delinquente che va a rapinare e la vittima che, in una situazione estrema, reagisce perdendo lucidità”.
Parole che peraltro contengono anche un attacco esplicito al centrodestra. Ma evidentemente non basta. Il semplice tentativo di sottrarre il tema della sicurezza alla destra viene vissuto come un cedimento culturale, quasi fosse proibito riconoscere che anche chi abbassa ogni mattina la serranda di un negozio, paga le tasse e rischia in proprio abbia diritto a sentirsi protetto.
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Il paradosso è evidente. Fossati prova a dire che la sicurezza dovrebbe essere un tema della sinistra e la sinistra risponde minacciando di togliergli il ruolo. È difficile immaginare una dimostrazione più efficace della distanza del Pd da quel mondo di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori che il capogruppo piacentino aveva cercato di rappresentare: “Difendere Mario Roggero non significa difendere il Far West. Significa chiedere più Stato prima, durante e dopo: più prevenzione, più tutela per chi subisce rapine, più attenzione al grave turbamento di chi viene aggredito, e pene che non sembrino una seconda condanna per chi è stato prima di tutto vittima”.
Non c’è alcun invito alla giustizia privata. C’è semmai la richiesta di uno Stato più presente e di una giustizia capace di considerare il contesto. Ma nel Pd sembra valere un’altra regola: il dirigente può parlare, purché ripeta la formula approvata. Può ragionare, purché arrivi alla conclusione già decisa. Può avere una coscienza, a condizione che coincida con quella del partito. Altrimenti non è più un rappresentante politico, ma un soldatino che ha rotto le righe. E il problema, per i vertici dem, non diventa ciò che ha detto. Diventa il fatto stesso che abbia osato dirlo.
Massimo Balsamo, 22 luglio 2026
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