“E qui esco pazza!”. Meloni vede un video di Barbero e gli dà una lezione

La premier ospite di Pulp Podcast da Marra e Fedez. La replica alle osservazioni del professore sul referendum

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Nel salotto informale del Pulp Podcast di Fedez, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna sul terreno più caldo della campagna referendaria: la riforma della giustizia e, in particolare, il nuovo meccanismo di selezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. A fare da detonatore è un video dello storico Alessandro Barbero, mostrato in diretta dal rapper, in cui si avanzano dubbi sulla reale portata del sorteggio previsto dalla riforma.

Barbero, nel filmato, sostiene che il passaggio dal sistema elettivo al sorteggio rischierebbe di essere solo apparente. Se i membri togati verrebbero estratti “fra le migliaia di magistrati italiani”, quelli laici – nominati dalla politica – verrebbero invece sorteggiati da una lista costruita dal Parlamento, e dunque, indirettamente, dal Governo. Una differenza che, secondo lo storico, potrebbe prestarsi a distorsioni: basterebbe una lista ristretta per orientare di fatto l’esito del sorteggio.

Meloni non si sottrae e replica con un doppio registro: ironico e tecnico. “La mia immaginazione non arriva dove arriva quella di Barbero”, esordisce, ribaltando l’accusa di “malafede”. Poi entra nel merito e contesta il presupposto: “Dire che il Parlamento fa quello che dice il Governo è una tesi un po’ forzata per uno storico, in una Repubblica parlamentare”. Il rapporto, insiste, è inverso: è il Governo a muoversi sulla base della maggioranza parlamentare.

Il passaggio più netto riguarda però il cuore della critica. L’idea che l’esecutivo possa costruirsi una lista “su misura” viene liquidata come irrealistica e incostituzionale: “Barbero sa benissimo che questo sarebbe incostituzionale”. La premier rivendica invece un meccanismo che coinvolga anche le opposizioni, indicando come garanzia la soglia dei tre quinti: “Vuol dire che non puoi fare una lista senza il concorso delle opposizioni”.

Quanto al rischio di una lista “di undici nomi per sorteggiarne dieci”, Meloni alza il tono e usa un’immagine destinata a far discutere: “Stiamo parlando della Costituzione, del Parlamento della Repubblica. Non stiamo nominando il responsabile della bisca clandestina”. Un’affermazione con cui intende sottolineare la distanza tra le ipotesi evocative del dibattito pubblico e i vincoli istituzionali reali, a partire dal ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, che – ricorda – non controfirmerebbe mai una norma distorsiva.

Il confronto, più che chiudere la questione, fotografa la distanza tra due visioni: da un lato chi teme che il sorteggio possa essere guidato a monte, dall’altro chi rivendica la solidità delle procedure costituzionali. E intanto la riforma resta al centro della campagna referendaria, sospesa tra tecnicismi e narrazioni opposte, con il giudizio finale affidato – ancora una volta – agli elettori.

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