
Non faremo sciocchi commenti sulla “banda del martello”, come erano chiamati gli antifà che in Ungheria si divertivano a massacrare di botte i presunti nazisti. Però insomma: dopo i fattacci di sabato sera, quando un agente di polizia è stato colpito a martellate dagli antagonisti di Askatasuna, dove Ilaria Salis è di casa, tutti si aspettavano il suo commento. La sua condanna. Ci ha messo un po’, un po’ tanto a dire il vero. E alla fine sui social ha detto la sua. Ve la riproponiamo qui nuda e cruda, così come l’ha scritta l’Eurodeputata di Avs. A leggerla tutta ti viene il dubbio che, forse, era meglio se restava in silenzio.
Partiamo dal buco nero di questi giorni, dall’episodio “del martello”, da cui prendo le distanze.
Detto ciò, sia chiaro: in uno stato di diritto, il potere politico deve restare nettamente separato da quello giudiziario.
Si tratta di un principio democratico tanto semplice quanto essenziale, che sembra però sfuggire al Governo, come del resto sfugge ai suoi alleati (sic) dell’estrema destra internazionale, da Orbán a Trump fino a Netanyahu.
La Presidente del Consiglio si tolga le vesti del Magistrato ed eviti di suggerire come debba essere qualificato un eventuale reato. Si concentri sul suo lavoro ché, visto come vanno le cose in questo Paese, mi pare ci sia molto ma molto da fare.
È sbagliato ridurre l’opposizione sociale a pochi secondi di video, cancellando deliberatamente il contesto e appiattendo la narrazione. Accettare questa semplificazione significa avvallare, consapevolmente o meno, l’operazione di psico-polizia messa in campo dal Governo.
Così come è sbagliato praticare il doppio standard nella condanna – sì, quell’odioso doppio standard che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene nella politica internazionale. Coerenza vorrebbe che, se si condanna il pestaggio del poliziotto, devono allora essere condannati con la stessa fermezza anche i numerosi – e spesso almeno altrettanto brutali – pestaggi e abusi di potere compiuti dalle forze dell’ordine contro i manifestanti. Le immagini esistono, anche se non le troverete nei media mainstream, ma solo sui canali indipendenti e sui social. Guardatele e giudicate da voi.
Altroché compiacenza, il dibattito pubblico in questo Paese, dominato dai benpensanti e povero di spirito critico, risulta schiacciato tutto da una parte. E così si finisce solo per fare il gioco di questo Governo, che sta già sfruttando cinicamente il clima orchestrato per portare avanti la propria agenda autoritaria.
Il loro obiettivo è evidente, non ne fanno mistero: comprimere lo spazio del dissenso e trasformare progressivamente l’Italia in qualcosa di simile all’Ungheria di Orbán.
Per me la linea resta chiarissima. Nessuna collaborazione con questo Governo oppressivo e ipocrita. Opposizione!
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