Politico Quotidiano

Fenomeno Salis: tanta suggestione poca sostanza

Molto racconto, pochi fatti: perché la corsa verso la leadership nazionale appare prematura

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La politica italiana ha una lunga tradizione di entusiasmi improvvisi, di leadership costruite più sulla suggestione che sul merito, più sull’eco mediatica che sulla sostanza. Il caso di Silvia Salis sembra inserirsi perfettamente in questo schema.

Sindaca di Genova da meno di un anno, la Salis è già indicata da più parti come possibile federatrice del cosiddetto “campo largo” di centrosinistra, se non addirittura come futura candidata premier. Un’ascesa tanto rapida quanto curiosa. Perché, al netto delle narrazioni, quella di Silvia Salis è – politicamente parlando – una figura ancora tutta da costruire.

Prima dell’elezione a Palazzo Tursi, il suo curriculum era legato prevalentemente al mondo sportivo, con un ruolo dirigenziale nel CONI. Un’esperienza rispettabile, certo, ma distante dalle dinamiche complesse della gestione amministrativa di una grande città e, ancor di più, dalla guida di una coalizione nazionale. Il salto è stato enorme. E il problema non è tanto averlo compiuto, quanto volerlo replicare immediatamente su scala ancora più ampia.

A rendere il quadro ancora più fragile è l’assenza, finora, di risultati concreti rivendicabili. Non per colpa sua, necessariamente: governare una città richiede tempo, visione, capacità di incidere nel medio-lungo periodo. Dieci mesi sono oggettivamente pochi per tracciare un bilancio serio. Ma proprio per questo, appare prematuro – se non addirittura azzardato – proiettare Silvia Salis verso una leadership nazionale.

E qui entra in gioco un elemento simbolico, quasi paradossale. L’evento più rilevante, più raccontato, più associato alla sua amministrazione è stato il grande dj set gratuito di Charlotte de Witte in piazza Matteotti. Una serata riuscita, partecipata, capace di portare migliaia di persone nel cuore della città, trasformando lo spazio urbano in un grande club a cielo aperto. Un successo organizzativo, senza dubbio, e anche un segnale interessante di apertura culturale.

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Ma può davvero bastare questo a costruire un profilo politico nazionale? Il punto non è sminuire l’importanza di eventi culturali di massa, né negare il valore simbolico di una città viva, partecipata e attenta alle esigenze dei giovani. Il punto è che una leadership politica – soprattutto in una fase storica complessa come quella attuale – dovrebbe essere misurata su ben altri terreni e livelli.

Ad oggi, il nome di Silvia Salis resta più evocato che supportato da fatti. E allora viene il dubbio che la sua ascesa sia il frutto di una necessità più che di una reale maturazione politica: la necessità, da parte del centrosinistra, di trovare un volto nuovo, spendibile mediaticamente, capace di generare entusiasmo in un elettorato disilluso e di fungere da contraltare politico a Giorgia Meloni dopo il fallimento dell’esperimento Schlein.

Ma la politica non può ridursi a casting. Costruire una leadership richiede tempo, errori, risultati, credibilità. Richiede radicamento ed esperienza sul campo. Ecco perché, prima di immaginare Silvia Salis alla guida del Paese, sarebbe utile vederla davvero alla guida della sua città.

Salvatore di Bartolo, 14 aprile 2026

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