Saranno funerali di Stato quelli di Emma Bonino, morta a Roma all’età di 78 anni dopo essere stata ricoverata in terapia intensiva a seguito di una crisi respiratoria. «Stiamo predisponendo le esequie di Stato», ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante un punto stampa a Vercelli. La cerimonia, secondo quanto riferito dal segretario di +Europa Riccardo Magi, si terrà «a inizio prossima settimana, non prima».
La notizia della morte della storica leader radicale ha attraversato in poche ore tutto il mondo politico italiano, raccogliendo messaggi anche da chi per decenni si è trovato su posizioni molto lontane dalle sue. La stessa Meloni ha ricordato Bonino come «una voce forte e riconoscibile della politica italiana», sottolineando come la distanza politica non le abbia mai impedito di riconoscerne «il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra nazione». In Senato è stato osservato un minuto di silenzio, seguito da un lungo applauso. Il presidente Ignazio La Russa ha ricordato l’«autorevolezza» e la «linearità» che hanno accompagnato l’intera azione politica di Bonino, qualità che le hanno consentito di ottenere il riconoscimento «degli amici ma anche degli avversari».
Parole particolarmente sentite sono arrivate da Matteo Renzi, che nell’aula di Palazzo Madama l’ha definita «un gigante delle istituzioni parlamentari». Bonino entrò per la prima volta in Parlamento nel 1976 e da allora attraversò mezzo secolo di storia politica italiana ed europea: deputata, senatrice, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale nel governo Prodi II e ministra degli Esteri con Enrico Letta. Per Renzi è stata soprattutto «una straordinaria cittadina d’Europa», convinta fino alla fine che gli Stati Uniti d’Europa fossero un obiettivo per cui continuare a combattere.
Proprio l’Europa è uno dei fili che uniscono molti dei ricordi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur sottolineando le differenti visioni politiche, ha ricordato che «ci univa un grande sentimento europeista», oltre all’impegno di Bonino contro la pena di morte e le mutilazioni genitali femminili. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha scritto invece: «Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri».
Il cordoglio ha attraversato anche il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. Elly Schlein ha ricordato una donna che ha incarnato «rigore, serietà, competenza, determinazione, coraggio, passione», mentre Giuseppe Conte ha sottolineato l’impegno di Bonino per la Corte penale internazionale, l’abolizione della pena di morte e la lotta alle mutilazioni genitali femminili. Anche la Lega, pur ricordando le «frequenti differenze di posizioni e vedute», ne ha riconosciuto «l’impegno e la passione politica».
Tra i ricordi più personali quello di Romano Prodi, che con Bonino aveva lavorato a lungo: «La Bonino era la chiarezza e il punto di accordo o in qualche caso di disaccordo». Negli ultimi mesi i due avevano continuato a sentirsi durante la malattia. «Aveva una grande vitalità», ha raccontato l’ex premier, ricordando però anche «una sua certa tristezza sull’andamento della politica. Non era felice».
Il messaggio più intimo arriva inevitabilmente dalla sua comunità politica. Magi ha ricordato una donna «brutale», nel senso più diretto del termine: poco incline alla retorica e capace di trasformare anche le sconfitte in nuove battaglie. «Ti dobbiamo tanto come partito, come Paese e come persone», ha scritto. +Europa affida invece l’addio a poche parole che suonano già come un impegno politico: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai». E indica come suo testamento le battaglie per la libertà, lo Stato di diritto, l’autodeterminazione e quell’Europa «unita, democratica e federale» alla quale Bonino ha dedicato una parte decisiva della propria vita.
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