Non c’era bisogno di Donald Trump, e neppure il pasticcio della Groenlandia, per mettere a nudo l’inconsistenza dell’Unione europea. Qualcuno ha mai visto sventolare, ma anche solo esporre, la bandiera europea al di fuori di palazzi delle istituzioni? Conoscete qualcuno che sappia riconoscere, se mai gli capitasse di ascoltarla, la Nona sinfonia di Beethoven come l’inno europeo? Qualcuno che saprebbe canticchiarne il ritornello? La risposta è no, nessun cittadino ha mai fatto né l’una né l’altra cosa.
Senza bandiera e senza inno – ma anche senza una squadra di calcio – non ci può essere nazione, senza nazione non c’è popolo, senza popolo la politica non ha alcun senso, se non assolvere compiti burocratici. E pure male. I dieci comandamenti contengono 279 parole, la Dichiarazione americana di indipendenza 300, le disposizioni della Comunità europea sull’importazione di caramelle esattamente 25.911. E il problema sarebbe Donald Trump, ben definito dal politologo Giuliano da Empoli come “una forma di vita straordinariamente adatta ai tempi”? Già, perché questi sono tempi confusi, talmente confusi che confondiamo i nemici con gli amici. La vogliamo capire che la minaccia per noi europei, anche per la Groenlandia, alle nostre libertà e delle nostre democrazie non viene dal bizzarro The Donald bensì dai regimi cinese, russo, venezuelano e iraniano a cui finalmente un presidente americano sta provando a dare un altolà, anche a costo di violare il famoso “diritto internazionale” che, se non rispettato da tutti, ti si ritorce contro come un boomerang?
Evidentemente non lo capiamo, non capiamo che senza l’America l’Europa sarebbe in balia delle bizze delle grandi autocrazie planetarie, e che dovendo scegliere il male minore tutta la vita con Trump, il matto che in Groenlandia non ce l’ha con noi bensì con Mosca e Pechino. O meglio. In Europa lo ha capito solo l’Italia di Giorgia Meloni, che non per nulla anche sulla pratica si sta barcamenando. Che non sarà chic, ma è sempre meglio che fare l’utile idiota di nemici dell’Occidente.
Alessandro Sallusti, 19 gennaio 2026
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