Grazia a Minetti, colpo di scena. Mattarella scrive a Nordio: “Chieste urgenti verifiche”

Alcuni articoli del Fatto Quotidiano ipotizzano "supposte falsità" degli elementi presentati nella domanda di clemenza. E il Colle chiede al ministero di indagare

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Nicole Minetti

La Grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti finisce subito nel caos. L’ufficio stampa del Quirinale ha fatto sapere ai giornali che la Presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia: “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

La storia è questa. In questi giorni il Fatto Quotidiano ha pubblicano alcuni articoli in merito alla grazia concessa all’ex consigliera regionale, che – lo ricordiamo – si basava sulla necessità di provvedere alle cure di un minore che – per una grave patologia – è costretto a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero. L’ipotesi è che le circostanze rappresentate al Presidente della Repubblica nella domanda di grazia, bollinate sia dal Procuratore generale di Milano che dal Ministro, non sarebbero fondate. In estrema sintesi, secondo quanto emerso da documenti del tribunale uruguaiano analizzati dal Il Fatto Quotidiano, il minore descritto nella richiesta di clemenza come abbandonato avrebbe in realtà genitori biologici ancora in vita. Minetti e il compagno avrebbero avviato un’azione legale per sottrarre loro la potestà. L’inchiesta solleva inoltre dubbi sulle modalità dell’adozione, maturata in un contesto segnato da difficoltà economiche e possibili irregolarità. Sullo sfondo, la residenza “Gin Tonic” a Punta del Este, teatro — secondo il quotidiano — di attività controverse oggi sotto attenzione delle autorità locali.

Il Quirinale, parlando con l’Ansa, ha fatto sapere che Mattarella non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che gli vengono prospettati nella proposta di grazia. La sua decisione si fonda solo sugli elementi che gli vengono presentati e dalle valutazioni formulate dal procuratore generale e dal ministero della Giustizia. Per questo, a fronte delle notizie riportate dal Fatto, il Colle ha chiesto al ministero di via Arenula – l’unico competente a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006 – di informarsi meglio sul caso Minetti. La grazia le era stata concessa a fronte delle condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato.

In tutta risposta, il ministero della Giustizia ha fatto sapere di aver avviato le verifiche richieste dal Quirinale e di essere pronta a fornire un primo eventuale esito entro 24 ore. Gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti insieme alla procura generale della Corte di Appello di Milano, che aveva fornito parere favorevole anche se non vincolante. Il parere era stato firmato dal sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova. “Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo”, ha spiegato all’Ansa Brusa. “Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri”.

Minetti però fornisce un’altra versione della storia. Le informazioni diffuse dalla stampa, dice, sono “prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare”. L’ex consigliera regionale ha dato mandato ai legali affinché “procedano con formale diffida nei confronti dei giornalisti e della testata dalla diffusione di ulteriori notizie false, diffamatorie e lesive“. “Si confida altresì nell’intervento delle competenti autorità – afferma Minetti – affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e vengano adottati i provvedimenti necessari a tutela dei dati sensibili e dei propri familiari”.

Subito il Pd si è buttato a bomba sulla notizia. “Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo”, attaccaDebora Serracchiani. “Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima. A meno che non emergano ulteriori elementi, su cui sarà necessario fare piena luce”. E ancora: “Qualora emergesse la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale, saremmo di fronte a un segnale evidente di superficialità nella gestione di un procedimento di massima sensibilità costituzionale. Un atteggiamento che equivarrebbe al tradimento del rapporto fiduciario istituzionale con il Quirinale da parte del ministro Nordio, che rappresenta il vertice della nostra Repubblica e il garante della Costituzione. Sarebbe inaudito. Ma già il fatto che ne stiamo discutendo è estremamente grave: Meloni non può far finta di nulla. Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Non c’è più tempo da perdere: Nordio deve fare un passo indietro”.

Articolo in aggiornamento

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