I giovani, il Sud, ma non solo: chi ha tradito Meloni?

La riforma Nordio non passa alla prova del referendum. Persa un'occasione storica: cosa dicono le analisi del voto

14.2k 48
chi ha tradito meloni

I risultati del referendum sono chiari e inequivocabili: il No ha prevalso con il 53,6% dei voti contro il 46,4% del Sì, con un’affluenza record vicino al 59%. Non ci sono attenuanti per un risultato elettorale chiaro, forte, netto.

A decidere il destino della riforma, tra un Nord a trazione SI e un Centro (come ampiamente previsto) orientato sul NO è stato il Sud Italia. Regioni storicamente indirizzate a destra negli ultimi anni (quelle che hanno consegnato a Fratelli d’Italia e alla coalizione di Giorgia Meloni vittorie nette alle regionali) hanno votato massicciamente contro la riforma, talvolta più delle rosse Emilia Romagna e Toscana. È un segnale politico dirompente, che deve spingere la maggioranza di Governo a ricercare le motivazioni di questo cambiamento inatteso.

La Campania fa scuola in modo esemplare. Qui il No ha sfiorato il 68%, con una Napoli plebiscitaria che tocca oltre il 75% per il NO. Dati analoghi arrivano dalla Sicilia (oltre il 61%), dalla Basilicata e da gran parte del Meridione, dove l’affluenza, seppur più bassa che al Nord, ha prodotto un muro compatto contro la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, i due CSM distinti e la nuova Corte disciplinare. Regioni che solo pochi anni fa hanno premiato la destra ora bocciano una riforma voluta proprio dal governo Meloni. Dunque il voto appare più di protesta che di merito: un rigetto verso un esecutivo o peggio un sostegno trasversale al populismo di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, che ha guidato la campagna per il NO con forza e coerenza.

Il Sud ha espresso un dissenso rabbioso e pensare che sia solo un voto nel merito della riforma pare davvero arduo.

È un peccato, e non da poco. La riforma era totalmente tecnica e bocciarla significa perdere un’occasione storica, che non ricapiterà piu probabilmente per varie legislature, per modernizzare una magistratura sempre più in pieno delirio di onnipotenza. Invece, il voto ha trasformato un quesito istituzionale in un plebiscito sul governo. Colpa dell’opposizione ma anche, forse, dell’esecutivo.

Altro elemento rivelatore è il comportamento degli elettori di centrodestra. Analisi dei flussi mostrano che una buona percentuale dei sostenitori della coalizione hanno scelto il NO, comunque in misura nettamente superiore a quelli di centrosinistra che hanno votato SÌ. Non è solo il Sud a parlare: anche in aree tradizionalmente fedeli a Meloni emergono crepe. Il centrodestra ha pagato un voto di protesta interno, frutto di delusioni accumulate su temi come il caro benzina, la guerra, l’assetto geopolitico fragile in cui si colloca l’Europa oggi o comunque la percezione di un esecutivo poco incisivo sulle riforme promesse. Il NO diventa così un messaggio trasversale, non contro la giustizia in sé (il malcontento contro i giudici rimane).

Curioso, infine, il dato di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: il 27% dei suoi elettori ha votato No. Una fetta significativa per un movimento nato da una scissione sovranista, che si posiziona più a destra della destra. Quel 27% non è un caso isolato: segnala come tra i Vannacciani sia entrata una mischia imprevedibile di elettorato e pone anche un interessante interrogativo relativamente a come si posizionerà la coalizione di centro destra nei confronti del partito del Generale.

Alessandro Bonelli, 23 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version