Il chihuahua Prodi mette l’elmetto: “Mandiamo le truppe in Groenlandia”

La proposta dell'ex premier in tv: esercitazioni militari europee per impedire a Trump di prendersi il territorio

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Lomano Plodi colpisce ancora. Interpellato a Piazzapulita, e dove sennò, il professore che tirava i capelli alle inviate moleste regala la sua ricetta per la pace: “Umphff, basta mandare un po’ di soldati, qualche migliaio, in Groenlandia e poi si vede”. No, non è una battuta di Achille Campanile, è la strategia del primo artefice dello sprofondo italiano in Europa, e fa più ridere dell’altra, ricordate? “Umphff, con l’euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo un giorno di più”. Come no. Tutti sceicchi da allora. Una mortadella micidiale, atomica quella del professore, si vis pacem para sturmtruppen, “mo mica per fare la guerra, Umphff, solo cosi, per fare qualcosa, e poi si vede”. Si vede che cosa?

Lomano Plodi parla con voce europeista, quasi tedesca, ma il linguaggio è cinese, si sa che Lomano ha un debole per la via della seta e questa sua poderosa trovata, “e poi si vede”, ha tutta l’aria di una provocazione verso l’America di Trump: non pare molto lucida in verità, posto che la Groenlandia è un territorio piuttosto sterminato dove sette, ottomila soldati si disperderebbero senza lasciare traccia, forse per essere rivenduti a tranci come gli stoccafissi; poi, di grazia, chi paga? Certo il plof Plodi coi conti è abituato a fare plaf, ma insomma di grazia ci volesse ragguagliare quanto a costi, finanziamenti, logistica, supporti eccetera? Ma che se mandano i contingenti così? Ma chi te credi da esse, Trump?

Altro dettaglio, le armi chi le caccia? Per quali soldati? I tedeschi, d’accordo, e poi? Perché, per dirne una, non ce li vediamo molto i nostri giovani influencer, tronistii, flotilleri, salisiani coi braccini pelosi, aspiranti cantanti sanremesi mammaioli convertiti in Rambi. O spediamo i maranza “italiani nuova generazione”?

Altro discorso l’effettiva utilità di dislocare fantaccini in un territorio letteralmente disseminato di basi americane: qui già si travasa dal surreale al demenziale, seppure l’intento provocatorio è chiaro, “e poi si vede”. Insomma fare incazzare gli Stati Uniti, lanciati da una operazione all’altra, guidati da un presidente che ci piglia gusto a muoversi come un martello di Dio, non pare proprio una grande idea: rischiamo di non vedere proprio più niente, perché l’Europa si è disarmata proprio sfruttando parassitariamente un secolo di ombrelli americani, e rivoltarglisi contro, ammesso e non concesso che sia una buona idea, richiede giusto quei quindici vent’anni di tempo per costruire qualcosa di simile a un esercito e per giunta comune. Sempre ammesso che riesca, e che funzioni.

Inoltre, una volta schierati i soldatini nel ghiaccio groenlandese, pur senza nessuna utilità e meno ancora convinzione, “e poi si vede”, si stabilisce un precedente per dover poi fare lo stesso in Ucraina, tanto per cominciare; di lì intorno a tutti i confini europei potenzialmente minacciati, insomma facciamo la figura dei chihuahua contro i tirannosauri. Ci mettiamo a ringhiare comicamente contro tutto il mondo. Ci fu chi già s’illuse, sempre nella stessa logica fatalista: non andò a finire mica tanto bene, umphff.

Quello che lascia abbastanza esterrefatti è la faciloneria, la superficialità alla brancaleone più che balanzone: e poi si vede. Lomano di Cina vuole spronare, destare “leuroppa” torpida, torbida, irresoluta, ma il Paese delle von der spingarden dorme perché sa che gli conviene, sa che non può fare altro: che facciamo, professore, tanto per qualcosa mandiamo al possibile macello qualche migliaio di giovani del tutto impreparati, senza addestramento, senza mezzi, senza forze, per salvare l’Europa da se stessa, dalle proprie cazzate trentennali, dai propri suicidi industriali, dalle proprie attitudini inette, cioè sotto la corruzione niente? O nella pretesa e insana pretesa di salvarla… dagli Stati Uniti lasciandola base strategica di Russia e Cina? La storia delle guerre minacciate, simulate, ma che poi diventano vere l’abbiamo vissuta all’incirca un secolo fa e francamente ha rotto i coglioni, ovvero la prospettiva di un sicuro salto nel buio, non si sa quanto profondo, è di un cinismo spaventoso anche per la folle irresponsabilità che suggerisce: la guerra, se proprio devi farla, la fai se sei in grado di farla, se hai i presupposti. Non per salvare l’automotive tedesca, che tanto non si salva perché ormai s’è capito che se la pappa l’amata Cina, “e poi si vede”.

Discorsi a lasagna, più che a pera, che si possono ascoltare a Piazzapulita ma in un contesto normale non si possono sentire. Non si capisce letteralmente il senso di un tale borbottoso sproloquio, perché un senso non c’è, perché non c’è niente da capire (ma solo da rabbrividire): e se a una certa la finissero di interpellare come oracoli gente non più nella contemporaneità, e che comunque le ha sbagliate tutte (sulla pelle nostra)? La giovine sinistra lellesca riesuma contro gli USA l’usato sicuro dei disastri, da Lomano a Rosi, che bella prospettiva, ma qui sarebbe da tirare i capelli a chi ancora gli dà corda invece che la via, detto come la dicono in Versilia. Se no, a dar retta al plofessol Lomano, più che “e poi si vede”, ci tocca “voglio proprio vedere, come va a finire”, come cantava Vasco Rossi. Male, perdio!

Max Del Papa, 10 gennaio 2026

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