Il segreto (raro) di Donald

In Groenlandia e Ucraina c'è un tesoro che può far vincere all'America la sfida con la Cina. La caccia è aperta

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Editoriale Sallusti

Per capire che cosa sta succedendo nel mondo certo è utile seguire le cronache dei colleghi inviati a Davos, dove l’Occidente più o meno capitalista in queste ore si sta accapigliando, e leggere le dotte analisi degli esperti di geopolitica. Oppure è utile comprare e divorare in poche ore di lettura “Il peso della terra”, breve saggio mandato in libreria per i tipi di Piemme di Francesco Vecchi, cronista di razza e volto noto di Mediaset con il suo Mattino 5 su Canale 5.

Riassumo, non me ne voglia l’autore, in maniera impropria e con qualche licenza. C’è un filo invisibile che lega i fatti dell’Ucraina, della Groenlandia (che vale la pena ricordare: non è uno Stato indipendente bensì una colonia) e del Venezuela: il controllo dell’energia presente e futura perché non è vero che il mondo virtuale – per intenderci quello che ruota attorno all’intelligenza artificiale – e quello ecosostenibile che si basa sulle batterie e sui microchip (in entrambi i casi parliamo anche di predominio tecnologico militare) per funzionare non abbiano bisogno di materia prima. Anzi, per alimentare tutto questo ben di Dio serve molta ma molta più energia di prima, quindi servono più combustibili fossili (il petrolio del Venezuela) e una quantità enorme di terre rare tipo litio e silicio (si chiamano rare non perché scarse ma perché rarefatte in altre materie) di cui sono ricche sia l’Ucraina (è il vero motivo per cui Putin l’ha invasa, altro che propalazioni russofone da difendere) che la Groenlandia.

In questo l’America ha un grosso svantaggio da colmare con la Cina che nell’indifferenza generale da un paio di decenni sta saccheggiando indisturbata   mezza Africa, altro Eldorado di terre rare, ottenendo di fatto un monopolio assoluto che l’ha velocemente portata ad essere una superpotenza economica e militare. Niente litio niente chip, senza chip niente energia, niente energia niente tecnologia e niente esercito, niente esercito addio libertà.

In sintesi: mettere le mani sulle terre rare è una questione di autonomia e di sopravvivenza dell’America e quindi dell’Occidente tutto. Trump ci sta provando a modo suo, un modo arrogante e a tratti insopportabile. Ma meglio fare a botte con lui – con qualche cautela essendo grosso come grosso è il suo Paese – che essere ricattati, o addirittura spenti, dai cinesi. 

Alessandro Sallusti, 20 gennaio 2026

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