
Le proteste in Iran, oggi, sono giunte al ventitreesimo giorno consecutivo, dopo che, a fine 2025, erano iniziate a causa del collasso della valuta locale, il Rial, e della esplosione del carovita nella popolazione; queste si sono evolute rapidamente in un movimento politico che ha immediatamente chiesto la caduta della Repubblica Islamica e della Guida Suprema di Ali Khamenei.
La risposta del Governo Iraniano è stata immediata attraverso un blocco quasi totale della rete, iniziato l’8 gennaio, che ha isolato completamente il paese. Le autorità stanno ora implementando un piano per ripristinare l’accesso solo a utenti “autorizzati” o fedeli al regime, creando una sorta di rete filtrata.
Ma oltre al “black-out” digitale si è innescata una brutale e sanguinosa repressione delle manifestazioni di chi protesta in Iran contro il regime che ha portato ad almeno 20000 persone morte e 330 mila ferite: questo è quanto riportato da persone sul campo grazie a testimonianze e fonti mediche che precisano che la maggior parte delle uccisioni sono avvenute nel giro di pochi giorni e che la maggioranza delle vittime si ritiene che siano non solo sotto i 30 anni ed anche, circa 2000, con meno di sedici anni.
I 2000 ragazzi sotto i sedici anni sono stati uccisi dai Basij (o Basigi), una potente forza paramilitare volontaria fondata da Khomeini, parte dei Pasdaran, nota per il reclutamento di giovani per missioni di polizia morale, con un colpo di pistola alla nuca. Hrana, una organizzazione per i per i diritti umani che ha sede negli Stati Uniti, cita che sarebbero quasi 20.000 gli arrestati di chi ha manifestato contro il regime di Ali Khamenei.
Possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che si sta perpetuando un vero e proprio “genocidio” con la complicità da una parte del silenzio digitale e dall’altra dei manifestanti “pro-pal” o degli antagonisti che in questo mese di guerra civile si sono guardati bene dallo scendere in piazza a favore del popolo iraniano messo sotto scacco da un regime violento e repressivo.
Dove sono finiti tutti quei ragazzotti scatenati che hanno invaso le strade delle nostre città (a volte violentemente e causando danni) che reclamavano la Palestina libera ? Perché non scendono in piazza, magari con meno ardore, con cortei che inneggiano alla liberazione dell’Iran ?
Perché questo silenzio assordante?
Non vorrei che fosse frutto di una pessima abitudine della politica italiana dove si applicano simpatie e antipatie a seconda di come si pone il governo. Se la Meloni sta con Israele noi stiamo con la Palestina ed Hamas, se sta con la rivolta in Iran… facciamo silenzio: se così fosse non sarebbe un bel segnale per noi cittadini .
Giovanni Terzi, 19 gennaio 2026
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