
Non sapendo più come uscire dall’angolo in cui si è cacciato inventandosi prima una inesistente adesione di Giovanni Falcone alla separazione delle carriere e poi reagendo in modo scomposto a alla diffusione di un suo recente video in cui si dice assolutamente favorevole al sorteggio dei membri del Csm, il procuratore Nicola Gratteri – paladino del No al referendum per la riforma della giustizia – si arrampica sugli specchi.
“È vero che ero favorevole al sorteggio, ma quello proposto dalla riforma è un sorteggio truccato”. Ora, la parola scelta da Gratteri, “trucco” ha un valore ben preciso, significa “ingannare”, “agire in modo illecito”, “acquisire vantaggio a danno di altri”, in altri termini significa commettere un reato.
Quindi siamo di fronte a un procuratore che mette sotto accusa il Parlamento che ha varato la riforma con ben quattro votazioni, indirettamente anche il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale che nulla hanno eccepito rispetto alla legalità della riforma. Tranquilli, non sarebbe la prima volta che Gratteri lancia accuse totalmente infondata.
L’ultima, in ordine temporale, l’ha di recente raccontata Il Foglio: “A distanza di sette anni sono stati assolti tutti e quattro gli imputati del processo imbastito da Gratteri nel 2018, quando era procuratore di Catanzaro, su un presunto appalto pilotato da 100 milioni di euro per l’affidamento del servizio di elisoccorso sanitario in Calabria.
I quattro indagati vennero posti agli arresti domiciliari, la vicenda ebbe ampia rilevanza a livello nazionale, anche perché il procuratore Gratteri per illustrare i dettagli dell’inchiesta convocò la consueta conferenza stampa, in cui si lanciò in affermazioni molto forti.
Disse: “La spregiudicatezza non ha limiti, in nome del denaro si è disposti a qualsiasi cosa. Siamo riusciti a dimostrare passo passo come si trucca una gara. Li abbiamo seguiti per un anno con pedinamenti, rilievi fotografici esattamente come facciamo con i trafficanti di cocaina. Pensate che per incontrarsi cambiavano cinque, sei ristoranti nella sola Catanzaro”.
Tutte accuse che si sono dimostrate totalmente infondate: il tribunale di Catanzaro ha assolto gli imputati con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”. Il processo è durato la bellezza di cinque anni. Nel frattempo Gratteri è stato “promosso” a procuratore di Napoli e oggi accusa il parlamento di promulgare leggi “truccate”. Come certe inchieste, come certi attacchi alla riforma della giustizia.
Alessandro Sallusti, 24 gennaio 2026
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