La notizia è di quella che meriterebbe un film, se non fosse vera. Ilaria Salis, la paladina degli ultimi, è stata condannata dal tribunale per aver licenziato due dei suoi collaboratori senza giusta causa.
La storia è questa e l’ha raccontata Antonietta Ferrante in esclusiva per Adnkronos. Il giudice Franco Caroleo del Tribunale di Milano – sezione Lavoro – ha stabilito con una sentenza che l’eurodeputata dovrà risarcire con 300mila euro i due collaboratori licenziati – a quanto pare – senza un buon motivo. Il procedimento è andato avanti in contumacia: due ex collaboratori, assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, hanno cercato di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza dell’esponente di Avs, senza però riuscire a farlo.
La faccenda risale al 2024 quando Ilaria Salis è ancora in carcere in Ungheria, arrestata con l’accusa di aver aggredito militanti di destra durante le manifestazioni del cosiddetto Giorno dell’Onore. Eletta a giugno, ad aiutarla sarebbero stati anche i due ex collaboratori poi licenziati nel febbraio 2025 senza preavviso. Si tratta di due contratti di tutto rispetto, entrambi in scadenza a luglio del 2029, ovvero quando finirà il mandato parlamentare della Salis: uno prendeva 2900 euro, l’altro 3mila al mese. Entrambi lavoravano, scrive Adnkronos, allo “sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea”, alla “progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all’estero”, all’assistenza “per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico”. Solo che a un certo punto il primo assistente si vede recapitare un recesso anticipato “per il venire meno del rapporto fiduciario” con tanto di “situazione di incompatibilità ambientale e personale”, poi all’altro viene revocato l’incarico con effetto immediato “tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione”. Due motivazioni che, secondo il giudice, non basterebbero a giustificare l’allontanamento.
Nel verdetto dello scorso marzo, riporta Adnkronos, si legge che “spetta certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa”, ma “nel rimanere contumace” Salis “non ha evidentemente assolto al proprio onere” e “deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati“. Da qui il risarcimento di 300.900 euro per i mancati guadagni dei collaboratori fino a fine mandato, oltre a 10mila euro di spese legali. Ovviamente Salis potrà fare ricorso, spiegare le sue ragioni e magari la giusta causa verrà riscontrata.
“Il precariato, i padroni sfruttatori, i diritti dei lavoratori, il salario minimo, la settimana corta: tutti gli slogan e l’armamentario della sinistra sono bruciati da questa sentenza. Si deve dimettere da europarlamentare? Beh, quello è il minimo sindacale”, attacca Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia.
Articolo in aggiornamento
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