Ilaria Salis dimostri coraggio: rinunci all’immunità

Candidature, indagini e responsabilità, l'affondo di suor Monia: "Cosa si aspettano davvero i cittadini dai loro politici"

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Ilaria Salis dimostri coraggio:rinunci all'immunita'

“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Così recita l’articolo 54 della nostra Costituzione. Come cittadini siamo chiamati tutti a rispettare questo principio, che è un cardine etico della vita civile. A maggior ragione, chi decide di dedicare il proprio impegno alla politica deve ispirare la propria azione allo spirito dell’articolo 54.

Se devo esprimere il mio pensiero in merito alla vicenda dell’on. Salis, il presupposto è sempre lo stesso: le indagini sono ancora in corso, pertanto non è possibile entrare nel merito. Tuttavia, a prescindere da ogni considerazione sulla vicenda in sé considerata, quello che desidero porre all’attenzione è che i cittadini desiderano una classe politica responsabile, che assolva al proprio compito secondo principi di correttezza, lealtà e trasparenza.

Quando sento parlare di immunità parlamentare, mi ritorna in modo vivido il ricordo di quando, nel 1993, a seguito delle accuse mosse da alcuni pentiti contro il senatore Andreotti, egli fu il primo a voler rinunciare al diritto dell’immunità. Ricordo bene l’immagine della sua mano alzata durante la votazione al Senato proprio sulla rinuncia all’immunità. Oppure, altro ricordo molto vivo, il caso di Enzo Tortora, che affrontò le indagini con grandissima dignità, nonostante la gogna mediatica cui fu sottoposto, consapevole della sua innocenza.

Anche in tempi più recenti, uomini politici di tutte le estrazioni partitiche hanno presentato le loro dimissioni quando sono state aperte delle indagini nei loro riguardi. Certamente l’immunità è un diritto che tutela il ruolo parlamentare, al di là della singola persona. Cosa possono però pensare i cittadini? Facile intuire: l’immunità protegge i politici che, così, possono evitare i processi, mentre al cittadino non è possibile.

Mi chiedo quanto sia corretto che una persona sotto inchiesta si candidi — dico questo indipendentemente da ogni riferimento a una persona piuttosto che a un’altra — e, se eletta, possa poi godere del diritto dell’immunità. È un comportamento rispettoso dei cittadini e delle istituzioni? Francamente non mi sembra. Certamente la legge prevede l’istituto dell’immunità, ma poi, a monte, è la persona che fa la differenza e decide se candidarsi o meno, se avvalersi o meno del diritto dell’immunità.

Altra domanda: i voti che questa persona ottiene sono voti di cittadini che condividono effettivamente il programma del candidato o votano per una sorta di volontà di protesta? Sono domande che sorgono in me senza alcuna volontà di giudizio sul singolo caso.

Quello di cui credo che l’Italia abbia grandemente bisogno, soprattutto in considerazione del periodo che stiamo attraversando, è una classe politica innanzitutto non sotto inchiesta, né prima, né durante il mandato, né al termine di esso; soprattutto una classe politica che desideri operare per il bene dei cittadini con uno spirito collaborativo e non volutamente divisivo.

Aldo Moro avrebbe aggredito persone con un pensiero politico completamente diverso dal suo? Enrico Berlinguer avrebbe occupato case altrui? Non credo proprio, in entrambi i casi.

La politica deve ricordarsi del proprio ruolo educativo nei confronti dei cittadini; detto diversamente, deve ricordarsi ciò a cui è chiamata dalla Costituzione.

Suor Anna Monia Alfieri, 22 aprile 2026

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