Incredibile ma vero: esiste un candidato sindaco liberista

Un outsider come Jonathan Targetti sfida il sistema di potere della sinistra a Prato: tra partecipate e una proposta liberale radicale, la città toscana può diventare un caso nazionale

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Incredibile ma vero:esiste un candidato sindaco liberista

A Prato sta succedendo qualcosa che in Italia, semplicemente, non si era mai visto. Non è l’ennesima lista civica costruita per intercettare consenso, non è una variazione o un bluff locale dei soliti partiti. Non è un’operazione di posizionamento. È qualcosa di autentico e originale per riportare al centro della politica un’idea chiara, riconoscibile, liberale, liberista e libertaria.

E c’è un dato che rende tutto questo ancora più significativo: Prato arriva da un commissariamento recente, dopo la caduta di un’amministrazione espressione del sistema politico che governa la città da decenni. Un contesto segnato da una sostanziale gestione in regime di monopolio della sinistra, che ha prodotto nel tempo un equilibrio chiuso, poi imploso. È dentro questa frattura che nasce l’esperimento Targetti. Non in una fase ordinaria, ma nel vuoto lasciato da un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti. Ora Prato può scegliere se cambiare davvero.

Attorno alla candidatura di Jonathan Targetti si è formato un aggregato che ha una caratteristica oggi quasi rivoluzionaria: non nasce per stare dentro una coalizione e vivacchiare, ma per affermare una visione. E proprio l’assenza di Carlo Calenda e del suo partito Azione — che a Prato hanno scelto di sostenere il centrosinistra che domina da decenni — chiarisce il punto politico fino in fondo: qui non siamo di fronte al solito liberalismo temperato, compatibile con tutto e con il contrario di tutto. Qui siamo davanti a una proposta, per molti versi inattesa, di svolta liberale. E insieme, senza imbarazzi, del liberismo e di una sensibilità libertaria forte.

Targetti non è un prodotto di laboratorio. Non viene da una segreteria di partito, non è il risultato di una sintesi tra correnti. È un imprenditore che ha deciso di entrare in politica partendo da una constatazione semplice e radicale: il sistema locale, come spesso accade in Italia, è diventato chiuso, autoreferenziale, poco trasparente. Da qui nasce una campagna che non si limita agli slogan, ma prova a entrare nel merito delle cose, anche quando il merito è scomodo.

Il lavoro sulle partecipate ne è l’esempio più evidente. Targetti non denuncia in modo generico “il pubblico che non funziona”, ma ricostruisce operazioni, passaggi, decisioni. Il caso che coinvolge Gida, Alia e Publiacqua viene messo in fila con date, atti, cifre. Non per gridare allo scandalo, ma per porre una domanda che pesa come un macigno: i soldi dei contribuenti sono stati gestiti fuori o dentro logiche che sfuggono alla trasparenza e al controllo? È qui che si vede la differenza tra una postura liberale di facciata e una sostanza liberista reale. Perché il punto non è ideologico: è responsabilità. È chiedere conto di come vengono spesi i soldi dei cittadini e rifiutare l’idea che esistano zone grigie sottratte al giudizio pubblico.

Questa impostazione ha un effetto preciso: sposta il dibattito. Trasforma un tema tecnico in una questione politica. Costringe chi governa a rispondere, non a rifugiarsi nelle formule. E, soprattutto, rompe un equilibrio che in molte realtà locali si regge proprio sulla scarsa visibilità di questi meccanismi, in una logica spartitoria e consociativa. Non è una battaglia neutra. È una battaglia che crea resistenze forti, contro rendite di posizione, perché tocca interessi, relazioni, abitudini consolidate.

Targetti, durante la presentazione della sua lista, ha lanciato anche una bomba: il candidato Biffoni del centrosinistra — secondo gli esperti da lui interpellati — sarebbe ineleggibile, perché ha già fatto due mandati e non sono passati i fatidici due anni e mezzo dall’ultimo. Il dato politico di fondo, comunque, c’è: il centrosinistra vuole proseguire a Prato con lo stesso sistema di potere con cui impera da sempre.

È anche per questo che l’esperimento pratese va guardato con attenzione ben oltre i confini della città. In Italia, il liberalismo è stato per anni diluito, inglobato, reso compatibile con qualsiasi coalizione pur di esistere. Qui accade il contrario. Si prova a costruire un’area autonoma, coerente, non subordinata. Un’area che non accetta di essere la corrente moderata di qualcun altro, ma rivendica un’identità piena: liberale nei principi, liberista nell’economia, libertaria nell’impostazione. Non è una formula teorica: è una linea politica.

È in questo contesto che il sostegno di Liberisti Italiani assume un significato che va oltre la singola candidatura. Non è solo appoggio elettorale. È il riconoscimento che a Prato si sta tentando qualcosa di serio: un esperimento politico che, se funziona, può diventare un modello, un precedente importante e un punto di partenza.

Perché il vero tema non è solo vincere o perdere in una città. Il vero tema è dimostrare che un’alternativa esiste. Che è possibile fare politica senza sciogliersi nel compromesso permanente, senza accettare che l’unico modo per incidere sia stare dentro sistemi già dati. Che si può tornare a proporre una visione, chiedendo consenso su quella visione, senza mascherarla.

La politica italiana è piena di contenitori che cambiano forma ma restano vuoti. A Prato, per una volta, con Targetti e la sua lista può accadere il contrario: un contenuto prende forma e prova a trovare spazio. È un progetto esplosivo ed esposto, inevitabilmente. Ma è reale. Ed è proprio questa realtà, oggi così rara, a renderlo interessante e necessario.

Andrea Bernaudo, 19 aprile 2026

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