
La montagna partorisce il topolino, ma il rumore resta assordante. Perché mentre la presunta spy story sui magistrati si sgonfia – e a smentire l’allarme lanciato da Report arriva persino il suo autore, Sigfrido Ranucci – l’Associazione nazionale magistrati decide comunque di trasformare il caso in un attacco politico al governo.
Il punto, ormai chiarito, è semplice: il sistema Microsoft Ecm non consente alcuna attività di spionaggio sulle toghe. Funziona solo attraverso le credenziali di accesso dei magistrati e non permette intrusioni esterne. Fine del mistero. Eppure, invece di prendere atto della smentita, l’Anm rilancia, alzando il livello dello scontro istituzionale.
Secondo la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione, infatti, “l’inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione”. E non solo. Per l’Anm, “emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione”. Una presa di posizione che va ben oltre la cronaca tecnologica e chiama direttamente in causa l’esecutivo. Le toghe chiedono infatti conto a Palazzo Chigi, sollecitando un intervento politico immediato: “Chiediamo un chiarimento al ministro Nordio e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino”. E ancora: “E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio. È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza”.
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Ora, il tema della sicurezza informatica è serio e merita attenzione. Ma è difficile non notare come, anche in assenza di prove e dopo una smentita clamorosa, la magistratura associata scelga la via dello scontro frontale con il governo Meloni. Una dinamica che abbiamo già visto sul dossier Albania e sulla gestione dei migranti: lì dove la politica decide, arriva puntuale il controcanto delle toghe. Ed è forse qui il vero nodo politico. In un Paese in cui la sinistra parlamentare appare senza idee, senza leadership e spesso senza voce, l’opposizione più organizzata e militante sembra ormai essere un’altra. Non siede in Parlamento, non chiede voti, ma interviene sistematicamente nel dibattito pubblico, contestando, ammonendo, talvolta bloccando. L’Anm, più che un’associazione di categoria, pare candidarsi a ruolo di antagonista strutturale del governo. Altro che Report: la vera fiction, oggi, è continuare a fingere che in Italia lo scontro politico passi solo dai partiti.
Franco Lodige, 26 gennaio 2026
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