
Il governo italiano si è espresso a favore della nomina di Mario Draghi come inviato speciale dell’Unione Europea in Ucraina. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha dichiarato: “Se fosse per noi, sì”. Questa affermazione conferma il sostegno dell’esecutivo a Draghi per questo ruolo.
Secondo quanto dichiarato, Draghi è considerato la figura perfetta per rappresentare l’Unione Europea nei delicati negoziati e nelle trattative legate al conflitto in Ucraina. La sua esperienza come ex premier italiano e presidente della Banca Centrale Europea è una delle ragioni principali per cui gode di questa considerazione.
La posizione della premier Giorgia Meloni
Durante la sua conferenza stampa di inizio anno, la premier Giorgia Meloni ha espresso la necessità per l’Unione Europea di nominare un inviato speciale per l’Ucraina. Ha affermato: “Penso che Macron abbia ragione, credo sia il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”. Ha però sottolineato che il dialogo deve estendersi a entrambe le parti del conflitto, altrimenti il contributo dell’Europa potrebbe risultare limitato.
Secondo Meloni, l’Italia può offrire una figura riconosciuta e apprezzata a livello europeo e internazionale, citando appunto il nome di Draghi come una delle opzioni principali. La sua candidatura avrebbe anche il sostegno di Francia, Germania e della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Una strategia per un dialogo bilanciato
La scelta di nominare un inviato speciale è vista come un passo verso un contributo più significativo dell’Unione Europea nelle trattative internazionali. Giorgia Meloni ha evidenziato l’importanza di un ruolo europeo che possa facilitare il dialogo tra Ucraina e Russia, senza favorire solo una delle due parti. L’idea di Draghi come mediatore si inserisce in questa prospettiva.
Non sarebbe la prima volta che Mario Draghi viene considerato per ruoli strategici internazionali. La sua carriera è simbolo di competenza e neutralità, qualità fondamentali in un contesto delicato come quello della guerra in Ucraina.
Il sostegno dei partner europei
La candidatura di Draghi sembra avere un forte appoggio anche a livello europeo. Francia e Germania, due tra i principali Stati membri dell’UE, si sarebbero dimostrate favorevoli a questa scelta, vedendo in Draghi una figura capace di rappresentare gli interessi comuni dell’Unione.
Inoltre, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sarebbe anch’essa favorevole alla nomina. Questo consenso amplifica il valore dell’Italia nel proporre un candidato di alto profilo e aumenta le possibilità di una scelta condivisa. La decisione finale spetterà, però, alle istituzioni europee.
Franco Lodige, 10 gennaio 2026
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