
Per capire meglio il perché della guerra in Iran basterebbe guardare l’orologio. Non quello che portiamo al polso ma quello che campeggia in piazza della Palestina a Teheran e che segna il tempo che manca alla distruzione di Israele. Prima di essere danneggiato dai bombardamenti segnava meno 8.411 giorni al lancio di una bomba atomica contro lo Stato ebraico, ma se per caso il micidiale ordigno fosse prima nella disponibilità degli ayatollah c’è da credere che il lancio verrebbe anticipato rispetto alla data prevista del 2040.
Ovvio che lanciare una atomica su Israele significa dichiarare guerra a tutto l’Occidente; ovvio che se arrivi ad arricchire l’uranio a sufficienza per fare una atomica poi ne puoi fare quante te ne servono. Certo, se non si parte da questa considerazione tutto appare folle, ma assai più folle sarebbe lasciare correre quel cont down come se nulla fosse.
Da ormai trent’anni si tratta per vie diplomatiche per bloccare quell’orologio ma niente, l’Iran non ne vuole sentire di rinunciare al suo folle progetto che a occhio viola “diritto internazionale” della convivenza pacifica tra i popoli. “La guerra – ha scritto l’altro giorno sul Corriere della Sera Galli Della Loggia – è una cosa orribile ma ha un merito indiscutibile, è una straordinaria lezione di realismo, mostra le cose come stanno”. E non, come fa in queste ore la sinistra, come ci piacerebbe che stessero.
Alessandro Sallusti, 9 marzo 2026
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