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La Destra si svegli: qual è il vero nemico

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C’è una domanda che la Destra dovrebbe avere il coraggio di porre senza ipocrisie, anche quando riguarda se stessa: la politica è diventata un business regolamentato. Non è una domanda provocatoria. È una domanda politica. Perché se la politica stabilisce le regole del mercato, decide dove indirizzare le risorse pubbliche, stabilisce incentivi, autorizzazioni, concessioni, infrastrutture e priorità industriali, allora il rapporto tra potere politico e interesse economico diventa inevitabilmente uno dei grandi problemi della libertà economica.

Il punto non è sostenere che ogni politico sia corrotto o che ogni imprenditore che dialoga con il governo persegua interessi illegittimi. Sarebbe una caricatura del problema. Il punto è un altro: quanto vale, economicamente, la vicinanza al potere? E quanto può diventare preziosa un’informazione quando viene conosciuta prima che diventi pubblica?

La vera moneta del potere

La politica dispone di una forma particolare di capitale: l’accesso. Chi governa conosce i processi decisionali prima che arrivino al grande pubblico. Sa quali settori sono destinati a ricevere attenzione, quali infrastrutture potrebbero essere finanziate, quali norme potrebbero cambiare, quali territori potrebbero diventare strategici. Non necessariamente si tratta di informazioni segrete. Spesso sono informazioni che derivano semplicemente dalla posizione occupata.

Ed è proprio qui che nasce il problema. Non è necessario violare una legge per beneficiare di una posizione privilegiata. Può essere sufficiente sapere prima degli altri. Questa è una delle grandi questioni della politica contemporanea: il confine tra legittimo accesso alle istituzioni e trasformazione dell’accesso in rendita economica.

Una società libera non può impedire alle imprese di parlare con la politica. Un governo responsabile deve ascoltare chi produce, investe, assume e rischia capitale. Ma una società libera deve anche impedire che la prossimità al potere diventi una scorciatoia per ottenere ciò che il mercato, da solo, non sarebbe disposto a concedere.

Il problema non è soltanto la corruzione

Per troppo tempo il dibattito è stato ridotto alla corruzione. La corruzione è un reato e deve essere perseguita. Ma esiste un problema più sottile: un sistema può essere formalmente legale e produrre ugualmente privilegi. È questo il punto che la Destra dovrebbe affrontare. Perché se il successo economico dipende sempre più dalla capacità di entrare nelle stanze del potere, allora il mercato rischia di trasformarsi.

Non vince necessariamente chi innova. Non vince necessariamente chi produce meglio. Non vince necessariamente chi assume, investe e rischia. Può iniziare a vincere anche chi conosce meglio il decisore pubblico. E questo è esattamente ciò che una Destra liberale dovrebbe combattere.

Il capitalismo di relazione non è il libero mercato

La Destra deve avere il coraggio di distinguere due cose che troppo spesso vengono confuse: impresa e capitalismo di relazione. L’impresa crea ricchezza assumendo rischi, investendo, innovando e competendo. Il capitalismo di relazione cerca invece di trasformare la vicinanza al potere in un vantaggio competitivo.

Sono due cose completamente diverse. La prima deve essere difesa. La seconda deve essere regolata. Perché quando l’accesso al politico diventa più importante dell’accesso al consumatore, quando la relazione istituzionale diventa più importante dell’innovazione, quando una concessione o un incentivo diventano più importanti della capacità imprenditoriale, non siamo più davanti alla piena libertà economica. Siamo davanti a una forma di mercato dipendente dal potere. E una Destra che si definisce liberale non può accettarlo.

La risposta non è più Stato

La soluzione, tuttavia, non può essere quella di costruire un apparato burocratico ancora più grande. La risposta della Destra deve essere esattamente opposta: più trasparenza, meno discrezionalità; più responsabilità, meno privilegi; più concorrenza, meno dipendenza dal decisore pubblico. Lo Stato deve stabilire le regole. Non deve scegliere i vincitori. Deve garantire la competizione. Non deve costruire rendite. Deve essere forte quando difende la legge e sobrio quando interviene nell’economia. Questa dovrebbe diventare una delle grandi battaglie culturali della Destra contemporanea.

I sette principi della Destra

Da questa visione nasce una proposta concreta. Registro pubblico del potere. Gli incontri tra decisori pubblici e portatori di interessi devono essere conoscibili. Non per vietare il lobbying, ma per renderlo trasparente.

Traccia legislativa. Quando una legge produce effetti economici rilevanti, deve essere possibile ricostruire chi è stato ascoltato, quali contributi sono stati ricevuti e come si è arrivati alla decisione finale. Regole severe sulle porte girevoli. Chi lascia incarichi pubblici particolarmente sensibili non deve poter trasformare immediatamente relazioni e informazioni acquisite nello Stato in un’attività privata direttamente collegata al precedente incarico.

Separazione tra patrimonio e potere. Chi esercita responsabilità pubbliche deve essere sottoposto a regole chiare sui conflitti d’interesse. Non per impedire agli imprenditori di fare politica, ma per garantire che il potere pubblico non possa essere utilizzato a vantaggio del patrimonio privato.

Trasparenza sui grandi trasferimenti pubblici. Incentivi, concessioni, fondi, grandi opere e programmi industriali devono essere tracciabili. Il cittadino deve poter sapere chi riceve, quanto riceve e perché riceve. Difesa della concorrenza. Meno discrezionalità nelle decisioni economiche significa meno spazio per il privilegio. Regole semplici e uguali devono sostituire, quando possibile, sistemi nei quali l’accesso al decisore diventa determinante.

Una regola fondamentale: chi decide non deve guadagnare dalla propria decisione. Questo deve essere il principio politico generale. Chi esercita il potere pubblico deve sapere che quel potere non è una proprietà personale e non può diventare una rendita futura.

La nuova missione della Destra

Questa proposta non è contro le imprese. È precisamente il contrario. È una proposta a favore dell’impresa libera. Non è contro il profitto. È contro il profitto ottenuto attraverso il privilegio. Non è contro il lobbying. È contro il lobbying invisibile. Non è contro lo Stato. È contro lo Stato utilizzato come strumento di rendita privata.

La Destra dovrebbe rivendicare questa distinzione con forza. Perché la libertà economica non significa soltanto pagare meno tasse, ridurre la burocrazia o lasciare maggiore spazio all’iniziativa privata. Significa anche impedire che qualcuno possa ottenere un vantaggio economico semplicemente perché è più vicino al potere.

La vera libertà economica comincia quando un imprenditore può competere senza conoscere il ministro. È questa la frontiera sulla quale la Destra dovrebbe misurare la propria modernità. Non una Destra contro il mercato. Una Destra contro il privilegio. Per decenni la Destra ha difeso il mercato dall’invadenza dello Stato.

Oggi deve compiere un passo ulteriore. Deve difendere il mercato anche dalla cattura dello Stato da parte degli interessi organizzati. È una battaglia che riguarda la concorrenza, il merito, la responsabilità individuale e la libertà. E riguarda anche la credibilità della politica. Perché il cittadino non pretende che politica ed economia siano mondi separati. Pretende qualcosa di più semplice e di più importante: sapere che le regole sono uguali per tutti.

Il vero pericolo, dunque, non è soltanto che qualcuno rubi. Il vero pericolo è che si costruisca un sistema nel quale nessuno debba necessariamente infrangere la legge per ottenere un privilegio. Un sistema nel quale la relazione con il potere diventi un asset. Un sistema nel quale l’accesso diventi capitale. Un sistema nel quale la politica diventi, appunto, un business regolamentato. È qui che la Destra deve scegliere da che parte stare. Dalla parte di chi possiede il potere o dalla parte di chi vuole essere libero dal potere?

La risposta dovrebbe essere netta. La Destra deve stare dalla parte della libertà.Perché il compito della politica non è creare rendite.È creare le condizioni perché chi ha talento, idee, capitale e coraggio possa competere senza dover chiedere il permesso a nessuno. Non uno Stato che sceglie i vincitori.Non un mercato governato dalle relazioni. Non una politica trasformata in rendita.Ma uno Stato che garantisce le regole, un mercato che premia il merito e una politica che ricorda ogni giorno di essere al servizio della libertà. Questa non è soltanto una riforma della trasparenza. È una nuova idea della Destra.

Apostolos Apostolou, 31 agosto 2026

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