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La presunzione di innocenza deve valere per tutti

Garantismo a intermittenza: tra avvisi di garanzia e dimissioni forzate

santanchè sangiuliano sgarbi Immagine generata da AI tramite DELL-E di OpenAI
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La clamorosa assoluzione di Vittorio Sgarbi, che per il reato contestatogli a suo tempo fu costretto a dimettersi dalla carica di sottosegretario del ministero della Cultura, chiama ancora una volta in causa l’assenza di garantismo che sin dai tempi di Mani pulite caratterizza il rapporto tra politica e magistratura. Un rapporto che è diventato particolarmente rovente, almeno per quanto riguarda la parte più politicizzata della stessa magistratura, con l’approssimarsi del referendum confermativo sulla riforma della Giustizia fortemente voluta dall’attuale governo di centrodestra.

Ma ad avvelenare da tempo i pozzi del garantismo c’è un nutrito schieramento politico e mediatico a cui, sin dal tramonto della prima Repubblica, è sufficiente un avviso di garanzia ai danni di un esponente del fronte avverso per creare un gran polverone, con l’unico scopo di ottenere le dimissioni del malcapitato.

E se poi, come accade nella maggioranza dei casi, alla fine di un lungo iter giudiziario il colpevole messo alla gogna dai giornaloni del cosiddetto fronte progressista si scopre che tale non era, colpevole, questi sinistri maestri dell’informazione ne danno notizia in un trafiletto in penultima pagina.

In tal senso, abbiamo raggiunto il paradosso con l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha commesso l’errore imperdonabile di frequentare la persona sbagliata, il quale si è dovuto dimettere pur non essendo stato nemmeno rinviato a giudizio; mentre la persona che lo ha inguaiato, per così dire, dovrà invece subire un processo con l’accusa di stalking aggravato , lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro partenopeo.

Ma questi sono solo due dei casi più clamorosi che hanno costretto i soggetti coinvolti a rassegnare le dimissioni. A livello delle amministrazioni locali la legge ferrea secondo la quale un avviso di garanzia equivale ad una colpevolezza quasi accertata miete ogni anno molte vittime, ponendo di fatto – come sostengono da tempo molti autorevoli giuristi di orientamento liberale – la magistratura inquirente nel ruolo improprio di arbitro della politica, mandando a casa anticipatamente tanti amministratori onesti spesso sulla base di semplici e labili prove indiziarie.

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Da questo punto di vista credo che faccia bene la ministra del Turismo, Daniela Santanché, a restare al suo posto, malgrado abbia ricevuto vari avvisi di garanzia (sembra che in questo disgraziato Paese l’avviso di garanzia ad un politico di governo rappresenti una sorta di vaccino obbligatorio). Questo non significa necessariamente che ella sia sicuramente estranea ai fatti che le vengono contestati, nessuno possiede la sfera di cristallo per poterlo stabilire oltre ogni ragionevole dubbio, sarà il Tribunale a farlo. Tuttavia anche per la Santanché, al pari di tutti i cittadini italiani, deve valere la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza contraria passata in giudicato.

Una presunzione di non colpevolezza che con la molto contestata legge Severino, la cosiddetta legge anticorruzione, che prevede l’incandidabilità e/o la sospensione di automatica dalla cariche pubbliche (sindaci, assessori, consiglieri regionali), nel 2012, governo Monti, venne sostanzialmente ribaltata solo per compiacere la componente manettara dell’elettorato.

Se poi a tutto questo ci aggiungiamo, come ripete spesso Antonio Di Pietro nei vari talk show dedicati alla citata riforma della giustizia, che il magistrato inquirente è “fratello” di quello giudicante, le cui carriere non sono affatto separate, la terzietà del giudice, fondamentale contrappeso all’azione delle varie procure, troppo spesso è messa in discussione dalla cruda realtà dei fatti.

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Pertanto, se vogliamo che il garantismo non continui ad essere un principio double face, in cui la parte buona vale solo per gli amici di partito, occorre che il sistema politico nel suo insieme, forcaioli de ‘noantri compresi, adotti la presunzione di non colpevolezza come un principio di civiltà, al di là di ciò che è già comunque stabilito dalla Costituzione, non negoziabile.

Un principio il quale, a suo tempo, doveva valere per Sgarbi e per Sangiuliano, e che oggi vale allo stesso modo per la ministra Santanché.

Claudio Romiti, 21 febbraio 2026

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