Politico Quotidiano

La propaganda del No? Durante le ore di lezione (e di lavoro): l’avviso che fa discutere

Volantini e tre ore di assemblea: a dieci giorni dal voto la campagna contro la riforma della giustizia arriva perfino in classe.

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Nelle ultime settimane si sono moltiplicate bufale, atti vandalici e persino minacce in relazione alla riforma della giustizia. E non possiamo stupirci se il fronte del No si spinge a fare propaganda persino nelle scuole. E non parliamo di casi isolati o di qualche episodio marginale: il quadro che emerge è quello di una campagna sempre più aggressiva e sempre meno interessata al confronto vero.

Già nelle scorse ore aveva fatto discutere il caso di una scuola di Firenze, finito al centro delle polemiche. Ma, a quanto pare, non è stato affatto un episodio unico. A rivelare l’ultimo clamoroso episodio è stato Nicola Porro, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato un avviso della Flc Cgil del Lazio, il sindacato dei lavoratori del settore scolastico. L’invito è rivolto a tutto il personale docenti e Ata “di ogni ordine e grado”, chiamati a riunirsi il 17 marzo in un’assemblea online di ben tre ore per “le regioni del no”. Il dettaglio che fa discutere? L’assemblea si svolgerebbe in orario di servizio e quindi durante le lezioni.

Sia chiaro: nessuno mette in discussione il diritto di riunirsi o di essere contrari alla riforma voluta dal governo. Il punto, semmai, è un altro. Come ha osservato lo stesso Nicola “magari non durante le lezioni che dovreste tenere ai nostri figli”. Perché la scuola, almeno sulla carta, dovrebbe restare un luogo di formazione e di confronto, non il teatro di mobilitazioni politiche organizzate in pieno orario scolastico.

E qui il tema diventa più ampio. Da qualche tempo anche in Italia si intravede una deriva che negli Stati Uniti è già diventata oggetto di un acceso dibattito pubblico: la politicizzazione crescente dell’ambiente scolastico. Un processo che trasforma quello che dovrebbe essere uno spazio di pluralismo in un terreno di conquista ideologica. E, guarda caso, quasi sempre nella stessa direzione.

Se l’assemblea sindacale fa discutere, però, c’è un episodio che solleva interrogativi ancora più seri. Secondo quanto riferito dall’Adnkronos, l’ufficio scolastico regionale della Sicilia ha inviato degli ispettori in una scuola di Acireale dopo alcune segnalazioni arrivate direttamente al ministero dell’Istruzione da parte di diversi studenti. Al centro della vicenda ci sarebbe un presunto caso di propaganda in classe a favore del No. Stando alle testimonianze raccolte, un docente avrebbe distribuito volantini agli studenti invitandoli a portarli fuori dall’istituto e a diffonderli.

Una scena che, se confermata, avrebbe poco a che fare con l’educazione civica e molto con la militanza politica. Ed è proprio per evitare situazioni del genere che il ministro Giuseppe Valditara ha richiamato più volte la necessità di rispettare la par condicio all’interno delle scuole. Il messaggio è semplice: la scuola non può trasformarsi in un luogo di indottrinamento.

Non è nemmeno la prima volta che arrivano proteste direttamente dagli studenti. Qualche tempo fa, per esempio, erano stati i ragazzi di un istituto di Ivrea a denunciare pubblicamente quello che avevano visto accadere nella loro scuola. Si erano detti “indignati” per “la narrazione a senso unico a favore del ‘no'” durante un evento organizzato nell’istituto. Un incontro in cui, raccontano, “non sono state ammesse obiezioni e pareri contrari, così come non si è instaurato alcun tipo di dialogo con il relatore e gli organizzatori”.

Il loro sfogo era stato piuttosto chiaro. Avevano parlato di “due ore di propaganda politica e non di approfondimento giuridico, come invece avremmo potuto immaginare”. E avevano aggiunto una frase che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore la scuola: “La scuola non può essere utilizzata come luogo di imposizione di qualsiasi tipo di idea. Per questo motivo denunciamo pubblicamente l’accaduto, richiamandoci alla libertà di opinione e al pluralismo politico, che devono essere fortemente garantiti, specialmente nel corso di una campagna referendaria”.

Parole che arrivano proprio da chi la scuola la vive ogni giorno, non da opinionisti o politici. E forse proprio per questo suonano ancora più significative. Il paradosso è che tutto questo accade a dieci giorni dal voto. Invece di entrare nel merito della riforma, di discutere i contenuti, di confrontarsi apertamente con chi la pensa diversamente, una parte del fronte del No sembra preferire altre strade: la propaganda, la pressione culturale, la mobilitazione nei luoghi più sensibili. Persino nelle scuole, cioè nei posti dove i ragazzi dovrebbero imparare a ragionare con la propria testa, a confrontare idee diverse, a costruirsi un’opinione autonoma. Ma, a quanto pare, il pluralismo va bene finché non mette in discussione una certa narrazione.

Del resto, lo schema è sempre lo stesso. L’importante è opporsi al governo brutto, cattivo e fascista di Giorgia Meloni. Tutto il resto viene dopo. Anche la scuola. Anche i ragazzi. Anche il buon senso.

Franco Lodige, 12 marzo 2026

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