C’è un dato che colpisce più degli altri leggendo l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7: non succede praticamente nulla. E, in politica, quando “non succede nulla” mentre da mesi l’opposizione urla all’allarme democratico, al regime, alla deriva autoritaria, significa che quella narrazione non attecchisce. Anzi, spesso produce l’effetto opposto.
I numeri sono lì, piuttosto testardi. Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito con il 31,1%, addirittura in lieve crescita. Il Partito democratico segue al 22,4%, anche lui con un piccolo segno più. Tutto il resto si muove di decimali, come se l’elettorato stesse osservando la scena con le braccia conserte, senza farsi convincere né spaventare. È il quadro di una stabilità che dice molto più di mille analisi sociologiche.
Il Movimento 5 Stelle continua invece la sua lenta discesa e si ferma al 12,4%. Per il partito di Giuseppe Conte, che aveva scommesso tutto su una radicalizzazione del messaggio contro il governo Meloni, non è esattamente una buona notizia. Scende anche la Lega, all’8%, mentre Forza Italia mostra un segnale di vitalità e sale all’8,4%. Verdi e Sinistra restano poco sopra il 6%, confermando una sinistra che parla molto ma incide poco. Nel sottobosco dei partiti minori, Azione e Italia Viva arretrano leggermente, +Europa resta ferma, mentre Noi Moderati e le altre liste crescono piano piano. E poi c’è quel 32% di elettori che non sceglie, non si riconosce, non si appassiona: un’area enorme, che racconta un Paese ancora diffidente verso tutti.
Ma il punto politico vero è un altro. Da mesi la sinistra ha impostato una campagna permanente contro Giorgia Meloni, dipinta di volta in volta come pericolo pubblico, problema europeo, anomalia democratica. Titoli drammatici, manifestazioni, appelli morali, lezioni di civiltà. Il risultato? Fratelli d’Italia non arretra, il governo tiene, la maggioranza nel suo complesso resta su percentuali che, piaccia o no, sono sostanzialmente in linea con quelle del 2022. Non c’è stato alcun crollo, nessuna fuga di massa dall’elettorato di centrodestra. Semmai il contrario: una conferma. Ed è sorprendente: solitamente chi è al potere perde consensi e l’opposizione cresce esponenzialmente.
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È questo il vero campanello d’allarme, ma non per Palazzo Chigi. Lo è per una sinistra divisa, senza una proposta alternativa credibile, costretta a vivere di anti-melonismo come unico collante. Una strategia che può scaldare le platee militanti, ma che evidentemente non convince il Paese reale. Gli italiani, nel bene e nel male, sembrano dire: giudichiamo dai fatti, non dagli slogan. E per ora non vedono motivi sufficienti per cambiare cavallo.
In fondo, la fotografia scattata dal sondaggio è semplice. Il governo non vola, ma nemmeno affonda. L’opposizione non cresce, non sfonda, non buca lo schermo. Tutto resta più o meno dov’era. E in politica, quando combatti ogni giorno come se fossi all’ultimo assalto al Palazzo d’Inverno e poi i numeri restano immobili, forse è il caso di farsi una domanda. O, almeno, di cambiare disco.
Massimo Balsamo, 20 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


