Politico Quotidiano

L’Arci usa Sanchez come sponsor del No. Ma fa una figuraccia mastodontica

Qualcuno spieghi ai partigiani di oggi come funziona il sistema spagnolo, dove la politica nomina pure il procuratore generale

sanchez Arci
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Nel dibattito sempre più acceso sul referendum sulla giustizia finisce, suo malgrado, anche il premier spagnolo Pedro Sánchez. Il suo nome è stato utilizzato dall’Arci di Roma in un volantino diffuso sui social per promuovere una mobilitazione collegata al fronte del “No”. Un’iniziativa che ha immediatamente acceso la polemica politica, perché secondo i critici il messaggio utilizzerebbe la figura del leader socialista spagnolo omettendo un particolare non secondario: in Spagna la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri esiste già.

Il caso nasce dalla diffusione di un volantino in cui compare una frase attribuita a Sánchez: «La domanda non è se siamo dalla parte degli ayatollah. La domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e della pace». La citazione viene inserita all’interno della comunicazione dell’associazione per promuovere una manifestazione e rilanciare la campagna contro la riforma della giustizia sostenuta dalla maggioranza di governo. Tuttavia, secondo diverse ricostruzioni, il premier spagnolo non sarebbe coinvolto nell’iniziativa né avrebbe autorizzato l’uso della propria immagine nel contesto della battaglia referendaria italiana.

A far discutere è però soprattutto il modello istituzionale spagnolo. Nel sistema giudiziario della Spagna, infatti, giudici e pubblici ministeri seguono percorsi professionali distinti fin dall’inizio della carriera. Dopo il concorso di accesso, i magistrati intraprendono un iter differente a seconda della funzione scelta: chi entra nella magistratura giudicante segue una formazione specifica, mentre chi opta per la pubblica accusa viene avviato alla carriera nella Fiscalía. Il passaggio da una funzione all’altra non è impossibile, ma è raro e richiede procedure articolate.

La separazione è evidente anche sul piano istituzionale. I giudici fanno capo al Consejo General del Poder Judicial, l’organo costituzionale che garantisce l’autonomia della magistratura. I pubblici ministeri, invece, appartengono alla Fiscalía General del Estado, una struttura gerarchica guidata dal procuratore generale nominato dal re su proposta del governo. Un assetto che segna una distinzione netta tra chi giudica e chi sostiene l’accusa.

Proprio questo punto è diventato il cuore della polemica politica italiana. Per i sostenitori della riforma, richiamare la Spagna nel dibattito pubblico senza ricordare che quel Paese ha già introdotto una separazione delle carriere simile a quella proposta nel referendum rischia di produrre un effetto paradossale: citare come esempio un sistema che, di fatto, applica già il modello contestato dal fronte del No.

Il contesto: il referendum sulla separazione delle carriere

La controversia si inserisce nella campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, che propone la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Oggi in Italia giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono lo stesso organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura. La riforma punta invece a creare due percorsi distinti, con organi separati e carriere non più intercambiabili, nel tentativo – secondo i promotori – di rafforzare il principio di terzietà del giudice nel processo.

Il fronte del “Sì” sostiene che distinguere nettamente tra chi accusa e chi giudica renderebbe il sistema più equilibrato e vicino ai modelli presenti in molti Paesi europei. Il fronte del “No”, invece, teme che la riforma possa indebolire l’autonomia della magistratura e aprire la strada a una maggiore influenza della politica sulla pubblica accusa.

In questo clima di forte polarizzazione, anche una citazione o un volto straniero possono trasformarsi in strumenti di propaganda. Ed è così che il nome di Sánchez, leader di un Paese che già applica la separazione delle carriere, è finito al centro della polemica nella campagna referendaria italiana. Grazie all’Arci.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Il campo larghissimo - Vignetta del 06/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Il campo larghissimo

Vignetta del 06/05/2026