Politico Quotidiano

Le mani di Renzi su La Repubblica

Incontro segreto tra l'ex premier e il nuovo editore greco per piazzare Salvatore Nastasi al vertice del gruppo

Matteo Renzi
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La tempestività con cui Matteo Renzi aveva fatto commentare dai suoi la notizia del passaggio di proprietà del gruppo Gedi che edita La Repubblica era apparsa da subito, agli osservatori più attenti e maliziosi, sospetta nei tempi e nei contenuti. Poco prima delle 20 del 23 marzo, quando l’inchiostro delle firme con cui la famiglia Elkann passava la mano al magnate greco Thodore Kyriakou non si era ancora asciugato le agenzie battevano una nota firmata da Raffaella Paita e Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva al Senato e alla Camera.

I toni tracimano di entusiasmo: “In bocca al lupo al nuovo editore, Theo Kyriakou, imprenditore esperto e lungimirante, chiamato a guidare una testata che rappresenta un punto di riferimento nel panorama dell’informazione italiana. Esprimiamo soddisfazione per la conferma di Mario Orfeo alla direzione, scelta che garantisce continuità, equilibrio e qualità editoriale. Il nostro augurio di buon lavoro va poi a tutta la redazione: il valore di un grande giornale si misura nella professionalità di chi lo costruisce ogni giorno, con rigore e indipendenza”.

Passano pochi giorni e i sospetti maligni prendono forma in fatti. Nei salotti romani uno dei chiacchiericci che vanno per la maggiore in queste ore riguarda un riservatissimo incontro – nella Capitale i fatti riservati sono i primi a essere noti – tra Matteo Renzi e il magnate greco in persona con all’ordine del giorno il presidente del nuovo consiglio di amministrazione della società che fu della famiglia Agnelli.

Renzi si è presentato all’appuntamento con un suo candidato, un uomo di antica e provata fiducia, l’avvocato Salvatore Nastasi che durante il governo Renzi ha ricoperto importanti ruoli dirigenziali sia al ministero dei Beni Culturali che a Palazzo Chigi (oltre che in importanti enti e fondazioni).

Insomma, Renzi è assai motivato a mettere più di un piede – se l’operazione andasse in porto si può parlare della testa – dentro La Repubblica, una mossa tipicamente renziana per alimentare i suoi giochi di palazzo stante  l’assenza ormai cronica di voti nelle urne.

Chissà come la stanno prendendo a Palazzo Chigi dove il cambio della guardia ai vertici del quotidiano simbolo della sinistra era stato visto tutto sommato di buon occhio stante la fama del nuovo editore Theodore Kyriakou descritto come un imprenditore vicino agli ambienti conservatori, con buoni rapporti con le destre europee (qualcuno aveva pure scritto di un suo rapporto personale con Giorgia Meloni). Certo, a differenza della premier, Matteo Renzi e i suoi hanno tempo da perdere appresso ai giornali, cosa peraltro da tempo nota a tutti dentro e fuori le redazioni (sia di destra che di sinistra). 

Alessandro Sallusti, 7 aprile 2026

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