Il dibattito sul referendum del 22-23 marzo ha prodotto una pletora di argomenti. Peccato che la maggior parte siano farraginosi nel senso tecnico del termine: gonfi di allusioni, vuoti di sostanza. Queste le più ricorrenti e roboanti.
1.”La riforma metterà l’esecutivo in grado di controllare PM e giudici”
Affermazione perentoria. Peccato che nessuno del fronte del No abbia ancora indicato dove, in quale articolo, con quale meccanismo, questo controllo si materializzerebbe. Perché non c’è. La riforma prevede l’esatto contrario: due CSM distinti, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, ciascuno con le medesime prerogative di autogoverno dell’attuale. Raddoppio, non riduzione. Chi sostiene la tesi del controllo politico sta compiendo, tecnicamente, un’abduzione priva di premesse verificabili.
2. “Il sorteggio umilia la capacità di autogoverno della magistratura”
Qui l’albagia corporativa tocca vette sublimi. Il sorteggio non è una riffa. Opera dentro bacini rigorosamente selezionati: almeno venti anni di servizio per l’Alta Corte disciplinare, almeno dodici per i CSM, con requisiti di professionalità certificata. Poi arriva il paradosso cogente, quello che il fronte del No non ha mai affrontato con onestà intellettuale.
Questi stessi magistrati, ogni giorno, decidono della libertà personale dei cittadini, del destino patrimoniale delle famiglie, dell’affidamento dei figli, della vita delle aziende. Lo Stato li ritiene idonei a tutto questo. Ma il fronte del No sostiene che quegli stessi magistrati, con le medesime capacità di giudizio e la medesima esperienza, non siano in grado di valutare chi debba guidare un ufficio giudiziario, e che per farlo occorra affidarsi alle correnti. Se questa tesi è corretta, allora non è il sorteggio il problema: è la magistratura intera. Se invece la tesi è sbagliata, come lo è, si sta semplicemente difendendo la rendita di potere del correntismo. Tertium non datur.
David Ermini, vicepresidente del CSM, lo ha detto senza perifrasi al Messaggero: sono emersi “in tutta la loro evidenza i guai del carrierismo e del correntismo e comportamenti esecrabili.”
3.”La riforma altera l’assetto dei poteri disegnato dai Costituenti”
Tesi apocrifo-interpretativa nel senso più letterale. La proporzione tra componenti togati e laici nei CSM resta invariata: due terzi e un terzo, come oggi. La Corte Costituzionale, con le sentenze 37/2000 e 58/2022, ha già stabilito che meccanismi analoghi sono conformi alla Carta. Il sorteggio non è estraneo alla tradizione istituzionale repubblicana: è estraneo alle correnti.
Il sistema che si vuole difendere è quello che, nel triennio 2023-2025, ha prodotto solo 80 condanne disciplinari a fronte di migliaia di errori giudiziari certificati, di cui il 90,4% concluso con una censura, un buffetto amministrativo privo di conseguenze sulla carriera. Lo stesso sistema che valuta positivamente il 99% dei magistrati ad ogni quadriennio. Che ha tollerato un provvedimento di scarcerazione depositato con 322 giorni di ritardo e un innocente dimenticato in cella per 587 giorni.
Questa non è indipendenza! È impermeabilità proterva a qualunque forma di responsabilità.
Il referendum non chiede di scegliere tra la perfezione e la riforma. Chiede di scegliere tra questa riforma e lo status quo. Chi vota No lo difende. È bene che lo dica con la stessa chiarezza con cui pretende di smontare le bubbole altrui.
Giulio Galetti, 16 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


